Dove batte il cuore delle donne?

È questo il titolo del libro scritto da Assunta Sarlo con Francesca Zajczyk, sulla partecipazione femminile alla politica. Ecco il punto di vista della giornalista sugli ultimi eventi nel nostro Paese

Perché negli ultimi mesi è cresciuta la voglia delle donne di scendere in campo in politica, come mai preferiscono ancora votare un candidato uomo piuttosto che una candidata, cosa c’è alla base del generale disinteresse femminile nei confronti della politica? A queste e a tante altre domande risponde il libro “Dove batte il cuore delle donne?”  (Laterza, 12 euro) della giornalista Assunta Sarlo e della docente di Sociologia urbana Francesca Zajczyk. Si tratta di un testo che esamina, alternando coinvolgenti “istantanee” sociologiche dei decenni passati e statistiche molto chiare, l’evoluzione dei comportamenti femminili in politica, dalla prima volta al voto del 1945 a oggi.

Abbiamo chiesto ad Assunta Sarlo, collaboratrice di diverse testate giornalistiche e oggi caporedattrice del mensile “E” di Emergency, di darci qualche aggiornamento.

Ci sono novità rispetto al libro?

Il libro è aggiornato a circa un mese fa. Quello che mi sento di dire però è che anche se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia appena auspicato un presidente donna per le prossime elezioni, di fatto non vedo grandi cambiamenti positivi per le donne. Di fatto la riforma elettorale completa per ora sembra non sia attuabile, voteremo ancora con il “porcellum” (che ha visto l’introduzione nel 2005 su proposta dell’ex ministro Roberto Calderoli delle liste bloccate decise dai partiti senza possibilità per l’elettore di esprimere la propria preferenza per un candidato, e il premio di maggioranza) e senza una legge che tuteli l’equilibrio di genere fra candidati.

Quindi lei pensa che norme come quella delle quote rosa nei consigli di amministrazione siano giustificate?

Sì anche se non bastano. Le cose da mutare sono tantissime, ma una parte importante di questo cambiamento riguarda proprio i meccanismi e norme come queste tendono a farli evolvere. Bisogna capire bene e essere obiettivi su chi decide, chi sceglie chi viene candidato nelle elezioni. Quanto è importante ed equamente distribuito fra i generi il sostegno economico durante le campagne? Le donne in genere hanno meno mezzi dei loro colleghi uomini e anche meno visibilità sui mezzi di comunicazione. Sono fattori da tenere in conto.

Quali sono stati invece gli importanti cambiamenti degli ultimi mesi?

Per i giovani, e soprattutto per le donne, non è facile lavorare in politica ma le ultime elezioni amministrative hanno visto l’importantissima novità di molte giunte in parità di genere. Anche se la componente femminile è stata scelta in cooptazione, cioè le donne assessore sono state designate dai sindaci, maschi, eletti, sarà interessante vedere cosa succederà con una tale nuova presenza, molto motivata.

Come mai le donne sono così restie a partecipare in politica?

Perché, intanto, le donne sono molto diverse tra di loro e come si evince dal libro ci sono molte zone d’ombra. Per esempio la passività culturale e l’abitudine a delegare che le ha portate nel secolo passato a essere fortemente influenzate da un leader forte, che poteva essere il parroco della chiesa di riferimento, il marito o Berlusconi. Insomma ci sono molte correnti contraddittorie fra le donne, loro stesse sono responsabili e fautrici di attegiamenti dannosi per le altre. Come, per esempio, il fatto che anche le donne preferiscano votare un uomo ed avere un rappresentante politico del sesso opposto, piuttosto che una donna.

Inoltre l’assenza delle donne in politica deve essere sradicata cambiando i codici di comportamento, formati e creati a misura d’uomo, il mondo di riferimento della politica. Capisco perfettamente, quindi, che le donne si sentano lontane, estranee e preferiscano dedicarsi a cose più vicine al loro modo di fare e sentire. Ma proprio per questo motivo devono, e possono, cambiare la politica e restituirle modi e funzioni che ha assurdamente escluso rendendosi incompleta.

Cosa si può fare nel quotidiano per combattere gli stereotipi?

Prima di tutto mettersi l’animo in pace e accettare che purtroppo alle donne non viene regalato nulla. Si deve costantemente contrattare i propri spazi, tutti i giorni sul posto di lavoro e anche in famiglia è importante indignarsi se c’è discriminazione e lavorare per creare dei rapporti equi. Non bisogna avere paura del conflitto con gli uomini, soprattutto in politica. Un posto in più per una donna è un posto strappato ai tanti uomini, è importante esserci per dare voce alle nostre esigenze. Per questo motivo l’interesse per la politica delle giovani va valorizzato, una ripresa di protagonismo è improtante. Metterci la faccia, scommettere su noi stesse, lavorare in prima persona è la scelta che noi donne siamo chiamate a fare.

Secondo lei a che punto è il movimento femminile “Se non ora quando?”, che combatte le discriminazioni?

Di sicuro non è un momento facile. Dopo l’effetto catalizzatore, che facilitava l’azione collettiva, del governo Berlusconi, affrontare i problemi di fronte a un governo tecnico è diventato più difficile, il movimento ha bisogno di confrontarsi anche al suo interno. Fondamentale comunque è non perdere di vista la situazione e analizzare bene le conseguenze delle scelte del governo di questi giorni, soprattutto la riforma del mercato del lavoro e chiedersi: che impatto avrà sulla vita delle donne?

E sulla scelta recentissima di rendere obbligatorio il congedo parentale maschile, non le sembrano pochi solo 3 giorni?

Certo dal punto di vista concreto forse non è abbastanza, ma da quello simbolico per l’Italia è già molto, non dimentichiamo che il nostro è un paese mammone e familista dove si pensa che la cura della famiglia debba appoggiarsi tutta sulle spalle femminili. La chiave sta nell’aggettivo “obbligatorio”, che segna davvero una svolta.

I cambiamenti culturali in ambienti conservatori devono essere facilitati da nuove regole. Pensate che nel nord europa la situazione è opposta, i padri che non usufruiscono del congedo parentale sono biasimati socialmente. E qui in Italia intanto sono aumentati i genitori che hanno voglia di stare più tempo con i figli e di dividersi ruoli e compiti in maniera più equa.

fonte :repubblica.it

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