la perdita del “piccolo io”, del “falso io”

“se il chicco di grano non cade in terra e non muore non dà frutto ma se muore darà molto frutto”. Con la parabola del chicco di grano Gesù sta parlando di sé stesso, sta per dare il grande frutto della risurrezione, però sta parlando anche a noi, infatti immediatamente dopo la parabola del chicco di grano dice: “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà…”.

A NOI OGGI

È una parabola che riassume la perdita del “piccolo io”, del “falso io” che deve morire. Si vede qui come Gesù sposta la curiosità non sana, una curiosità folklorica come oggi può essere quella di voler vedere un guru, ed è come se Cristo dicesse: “tu renditi bene conto della preziosità di questa domanda? Da dove esce, chi è il vero Cristo, che cosa stai cercando, chi è il vero ricercatore?”. Nella parabola è mirabilmente presentata la morte dell’ego, del “falso io”. È la morte dei sensi, è il ritiro dei sensi che c’è in molte tradizioni religiose, i mistici ci parlano di questo ritiro dal mondo, se si fa troppa attenzione al nostro ego vuol dire che ancora non c’è la morte. Il povero chicco di grano non ha spazio, terra tutto intorno, sente che è un chicco e deve aspettare; la morte egoica è quando si dimentica di chi si è, non c’è più il falso io, perché non ha coscienza di sé e l’io, il piccolo chicco, si disgrega, si scioglie; la madre terra rompe tutte le sue resistenze perché lui si è abbandonato completamente: “puoi fare di me quello che vuoi” e qui c’è il disfacimento. Cristo sa meglio di tutti quando ci vuole questa purificazione, questo dolore, sgretolamento, mancanza di sicurezza nella propria vita, perché quando tutto questo viene vuol dire che siamo preparati. A questo punto Lui ci invia tutte le risorse di cui abbiamo bisogno, non c’è più nulla di quello che c’era prima, non è già più una morte bensì una nascita, una nuova vita, è un nascere di nuovo. Usando la bellissima terminologia di Meister Eckhart è: “la nascita dell’uomo nobile” o “l’uomo nuovo”; come Cristo dice a Nicodemo: “bisogna nascere di nuovo”. La cosa migliore è lasciarsi condurre a questa vita nuova, e Cristo ci dà l’esempio bellissimo della risurrezione.

PER IMPEGNARCI A

Ci sono alcune frasi della scrittura che ci fanno scoprire il profondo insegnamento di Cristo: “chi ama la sua vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me la salverà”, quando si parla di perdere la vita dobbiamo tenere conto della ricchezza semantica della parola ebraica: la vita è tutto, solo i vivi lodano Dio che è il Signore della vita; quindi grande punizione è morire presto e stare tra i non vivi. In questo contesto Cristo ci invita a rinnegare noi stessi, i nostri “falsi io”: “che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi si perde o rovina sé stesso”. C’è una parola importantissima: questo “per me” di Cristo; non ci dobbiamo fare una immagine qualunque di Cristo, siamo noi ad immagine e somiglianza di Dio, solo quando il nostro ego muore possiamo portare molto frutto e divenire icona di Cristo. Possiamo trovare la spiegazione del “per me”, in questo inno di San Paolo: “io ora non vivo ma Cristo vive in me” il suo piccolo io è sparito e Cristo vive in lui.

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