Bosusco alle Invasioni Barbariche

Bosusco alle Invasioni Barbariche

Ecco cosa dice:

“Non sono un esperto di televisione. Mi sono fidato.

Eravamo nella sosta a metà giornata, verso le undici, ci siamo fermati lungo un fiume.

Mi annoiavo e anche se era un solo cliente ho accettato.

Eravamo in piena giungla, per fare trekking in una regione meravigliosa, facile perché – per il primo tratto – in discesa.

Da 22 anni ero là. Cinque mesi in Italia e sei sette mesi in India o nel Nepal.

L’attacco è stato imprevisto. Pensavo di essere conosciuto nella zona.

Avevo delle fotografie richieste dai tribali. Avevo certi rapporti con loro. Erano cinque persone. Li ho scambiati per dei cacciatori. Questi invece avevano delle mitragliette.

Li ho salutati nella loro lingua, ma ci hanno buttato a terra. Ho capito che dovevo parlare con il capo. Ci hanno legato testa a terra, ci siamo presi dei calci in pancia. Parlavo con la loro nella loro lingua.

C’era oltre a Claudio anche due ragazzi che mi aiutano.

Ci hanno bendati e portati nella giungla, ci si muoveva a fatica, legati.

Ci hanno portato su per la montagna poi è arrivato il comandante, parlava inglese.

Ha interrogato i due ragazzi. Diceva che bisognava dire la verità.

Avevano la stella sul berretto: sono i maoisti.

Il comandante è una persona molto umana, implacabile nella sua agenda politica. Per certi aspetti lo ammiro, non sono sotto la Sindrome di Stoccolma. Li prendevamo in giro in continuazione. Lui non voleva ucciderci. Tutti lo chiamavano Dada che vuol dire fratello maggiore.

L’intero gruppo che erano ventuno. Lui mi ha detto: -Ti useremo per scambiare.

Io dal primo incontro gli ho detto di liberare gli altri, e di tenere me. Che loro non c’entravano nulla.

Un mese e 28 giorni nella giungla.

Non è che ammiro questo personaggio. Non è così. Avendomi filmato mentre c’era l’ultimo saluto e io ho detto: Una persona così se invece di usare le armi avesse usato le sue grandi capacità umane…

Claudio era al limite fisico e psicologico e continuavo a dirgli diverse volte al giorno di liberarlo.

Per quanto si sforzavano per darmi da mangiare, c’era il loro riso di pessima qualità, la mia dieta era latte in polvere.

Per scappare devi conoscere com’è la loro sistemazione difensiva. Con sentinelle armate distanti chilometri. Quando gli ho proposto di tentare la fuga Claudio ha detto di no.

Giocavo a scacchi con il comandante.

Abbiamo cominciato a giocare ma non conoscevano le regole.

Il comandante estremamente fanatico ti lasciava parlare ma poi diceva tu vieni da un paese imperialista.

Uno degli ostaggi era la moglie del comandante.

Uno dei ragazzi molto gentile con noi, poi ho scoperto che uno degli ostaggi da liberare era la sorella di questo ragazzo, che era stata violentata in carcere dalla polizia.

Aspettiamo che liberino questa ragazza.

Alcune delle loro domande erano giuste: assistenza sanitaria per i tribali.

Molti erano illetterati. Alcuni avevo sedici anni.

La mia vita ora è cambiata perché quello era il mio lavoro. Avevo un’agenzia, pagavo le tasse.

Tutta la zona è stata chiusa.

Dopo questa mia avventura hanno chiuso la zona al turismo.

I tribali sono senza terra, c’è un sistema feudale. Vengono prese da pochi latifondisti. L’intera foresta appartiene allo stato. I tribali non hanno nessun tipo di assistenza.

Io ho scelto quella zona per casa, io stavo andando nel Borneo.

In Italia faccio lavori acrobatici, taglialegna, guida nei rifugi.

Io non amo il rischio, purtroppo per fare quello che mi piace a volte devo passare dei rischi.

Ho passato momenti infinitamente peggiori di questo rapimento.

Devono ringraziare l’intero Governi italiano, l’Ambasciatore.

Per una volta non ho voluto fare l’ostaggio che piange. Il Comandante mi ha chiesto di fare appelli. Io non ho voluto fare nessun appello. Ho preso la malaria due volte.

Negli ultimi giorni mi aveva permesso di riprendere la macchina fotografica.

Mi permettevano di montare la mia tenda, alle sei comincia il buio. A quell’ora cominciano gli uccelli notturni è spuntata una mezza luna, in quel momento ero felice, ero un uomo libero.

Andare in bagno significava solo di notte, Claudio era molto irriverente, questi bastardi ci hanno preso e noi gli mostriamo il culo.

La gente dimostra chi è veramente solo in queste situazioni.

Io ero stato già rapito altre volte ma non l’ho mai denunciato per non dare problemi.

In queste situazioni devi mantenere la calma.

Mio padre è stato con me in India, per lui è stata dura.

C’erano dei momenti di pericolo effettivi.

Non so cosa farò adesso, se qualcuno mi assume, ho dimostrato che sono responsabile.

tranellidiseta

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