Etichetta Ambientale per i prodotti più ecologici

Nasce anche in Italia l’«Etichetta Ambientale» per comunicare l’impatto dei prodotti di largo consumo e indirizzare la scelta verso acquisti più sostenibili

ETTORE CAPRI*
milano

Negli ultimi decenni, la sensibilità ambientale è cresciuta enormemente, non solo nell’opinione pubblica, ma anche nelle strategie di sviluppo delle imprese: i prodotti sono sempre più “eco-compatibili” (pensiamo soltanto all’esplosione, in termini di consumi, dei prodotti “biologici”), gli impianti produttivi di minore impatto, la stessa agricoltura ha profondamente modificato le proprie tecniche. Un impegno per la sicurezza ambientale, sociale ed alimentare oggi necessaria per affrontare i problemi attuali e futuri di equilibri socio-economici globali.

Di pari passo, è cresciuta anche l’informazione verso questi temi: quello che prima era un dibattito tutto interno ad una ristretta élite, è diventato patrimonio comune e su questa scia sono rifiorite testate specializzate, siti internet, forum e blog, mentre le aziende hanno moltiplicato i loro strumenti di comunicazione, attraverso bilanci socio-ambientali, dichiarazioni di intenti, ecc.

Iniziative che hanno indubbiamente contribuito ad abbattere tante barriere tra “produttori” e “consumatori”, migliorando la trasparenza in un processo virtuoso di influenza reciproca.

E’ esattamente in questo contesto che nascono le Etichette Ambientali. Ed oggi anche in Italia abbiamo la prima presentata alcuni giorni fa a Milano, nella cornice della Conferenza Internazionale FAO “Food Chains, Food Systems and Sustainable Diets – The Mediterranean Diet as a case study”, nel contesto di NutriMi 2012, il VI Forum internazionale della Nutrizione Pratica.

L’etichetta, concepita per essere di facile lettura e applicata direttamente sulle confezioni o su altri strumenti di comunicazione destinati all’utente finale, mostra un indice di impatto ambientale globale del prodotto, più tre sotto-indicatori diversi: impatto sull’ecosistema in termini di quantità e qualità dell’acqua, quantità e qualità del suolo, qualità dell’aria, provocato dal processo produttivo (l’impatto sulla biodiversità è analizzato in ogni sotto-indicatore). In parole semplici l’indice d’impatto esprime il costo sull’ambiente il tutto espresso come percentuale sull’impatto medio giornaliero del consumatore europeo causato dalle sue attività quotidiane incluso il consumo alimentare.

Il consumatore attraverso l’etichetta potrà esprimere il suo giudizio, comparare a parità di razione/peso prodotti alimentari diversi o lo stesso prodotto alimentare realizzato con processi produttivi diversi e scegliere, acquistare, quello a minore impatto/costo sull’ambiente. Nella figura – esemplificativa – la razione di piselli ha un costo ambientale pari al 8%; altri piselli potranno avere un costo diverso maggiore o inferiore a seconda del sistema di coltivazione, dell’uso di sostanze chimiche, dell’acqua utilizzata, ecc (il calcolo viene effettuato attraverso il giudizio su oltre 18 processi che causano impatto ambientale – maggiori informazioni su www.etichettambientale.it). Ad un minore costo ambientale (percentuale) corrisponde un minore impatto. La scelta per il consumatore è semplice perché l’informazione è chiara. Sicura, perché basata non su un mero giudizio qualitativo, ma su una metodologia scientifica che fornisce informazioni oggettive e più complete rispetto ai parametri finora utilizzati che si limitavano alla misura delle emissioni di CO2 in atmosfera (carbon footprint).

L’obiettivo è quello di uscire dalla logica dell’attenzione ambientale come questione solo di immagine o di semplice dichiarazione di intenti limitata alle scelte di pochi volonterosi: saranno i consumatori, con le loro scelte, a chiedere ai produttori un impegno sempre più crescente in questo senso. Mentre invece, dal lato delle aziende la sostenibilità ambientale potrebbe diventare una nuova opportunità di crescita, un’occasione per diversificare l’offerta e migliorare il dialogo con i propri consumatori.

E tutti noi, in veste di consumatori, ne trarremo un grande vantaggio: avremo a disposizione un’informazione chiara, immediata e allo stesso tempo completa per meglio indirizzare i nostri acquisti verso prodotti realmente più “verdi”. In questo senso, la nuova etichetta potrebbe essere il primo passo di una vera e propria rivoluzione dei consumi, non più basata sui gusti personali o sulla capacità di attrazione di un marchio, ma su scelte più consapevoli, un po’ come quando andiamo ad acquistare un elettrodomestico e lo scegliamo sulla base della classe energetica.

E a questo punto, non avremo più scuse, perché avremo tutti a disposizione un potente strumento per la tutela dell’ambiente e della nostra sicurezza, un impegno dal quale più nessuno oggi può chiamarsi fuori.

* Ettore Capri è professore associato di chimica agraria presso la Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

fonte:lastampa.it

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