Fukushima, alta radioattività in mare

Concentrazione elevata di radionuclidi, ma inferiore ai livelli massimi ammessi per la salute umana. È il risultato pubblicato a inizio aprile sulla rivista Pnas di un’accurata campagna internazionale di campionamento condotta lo scorso giugno nell’oceano Pacifico di fronte alle coste del Giappone per misurare il tasso di radioattività e la dispersione in mare seguente all’incidente alla centrale nucleare di Fukushima dopo lo tsunami dell’11 marzo 2011.

CAMPIONATURA – La campionatura di acqua e organismi marini è stata effettuata a partire da 600 chilometri al largo della centrale avvicinandosi fino a 30 km da Fukushima – al limite dell’area di esclusione imposta dal governo di Tokyo – da un gruppo di 17 ricercatori di otto istituti internazionali. I dati raccolti evidenziano una concentrazione elevata di elementi radioattivi, che variano ampiamente da punto a punto a causa delle correnti. La corrente calda di Kuroshio, corrispondente a quella del Golfo in Atlantico, ha impedito l’espansione degli elementi radioattivi verso sud.

LIVELLI – Anche se i livelli riscontrati sono di molto inferiori a quelli limite, i ricercatori pongono alla comunità scientifica – e non solo – una domanda: l’accumulo di materiale radioattivo nei sedimenti sul fondo marino, a lungo termine quale pericolo può porre all’ecosistema marino? I principali radionuclidi campionati nel Pacifico sono stati due isotopi di cesio (134 e 137) che non hanno origine naturale nei mari. E in ogni caso l’incidente di Fukushima ha causato il più grande rilascio accidentale di radioattività della storia nell’oceano. Il tasso più alto di contaminazione – mille volte superiore alla media, ma pari a solo il 15% della dose annuale dovuta alla radioattività naturale – non è stato riscontrato a Fukushima, ma più a sud presso Ibaraki, a causa di un vortice che si è staccato dalla corrente di Kuroshio.

NUOVO RILASCIO DI ACQUA CONTAMINATA – Intanto la Tepco, la società che gestisce le centrali di Fukushima, giovedì 5 aprile ha reso noto che si è verificata la rottura di una conduttura che collega un impianto di desalinizzazione a un serbatoio di stoccaggio. Sono fuoriuscite 12 tonnellate di acqua contaminata con materiale radioattivo e parte è finita nell’oceano. Perdite simili si sono verificate numerose volte lo scorso anno, ma le autorità hanno sempre detto che non comportano rischi per la salute. A dicembre il governo giapponese aveva dichiarato che l’impianto aveva raggiunto la stabilità e che le perdite di liquido radioattivo si erano sensibilmente ridotte. Ma lo scorso mese si è verificata un’altra fuoriuscita di 120 tonnellate d’acqua e 80 litri (lo 0,07%) erano finiti in mare.

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