Gino Strada: la democrazia italiana vietato tentare di esportarla

“La democrazia italiana è una schifezza: vietato tentare di esportarla”.Parliamo della violazione dei diritti umani in paesi del terzo mondo per motivare le invasioni militari – prosegue il chirurgo – ma guardiamo prima alle condizioni di schiavismo che ancora esistono nelle campagne di Puglia, Calabria, e Sicilia. Emergency va potenziata sul nostro territorio”, dice il fondatore della ong che tra poco compie 18 anni di operato, e che ha curato oltre 4 milioni di persone.

il  3 Aprile 2012 Alla Casa della Musica a Parma, Strada ha ricevuto il premio Mario Tommasini, figura storica della città, uno dei primi in Italia a opporsi alla crudeltà dei manicomi. Un operaio con la quinta elementare e un laureato alla Statale di Milano che l’Italia l’ha mollata a 18 anni – e che qui torna solo due mesi all’anno – scegliendo d’infilarsi nelle guerre invece che far la carriera dei baroni medici contestati nel ’68. “Sia Tommasini che io siamo due persone normali – dice Strada – in un mondo capovolto che fa sembrare straordinario aiutare chi ha bisogno. Questo premio forse non lo merito, ma Emergency sì”.

Duro, poi, verso il mondo politico. “Non sono pacifista, ma contro la guerra – prosegue il chirurgo – perché ho visto gloriose manifestazioni per la pace e politici col foulard arcobaleno votare poi per l’invasione in Iugoslavia, Afganistan, Iraq e Libia.

Governi di centrodestra e centrosinistra che condannano il conflitto solo quando è l’avversario politico a proporlo”. Stessa storia per l’attuale Governo – insiste il chirurgo – che taglia servizi sociali, pensioni e posti di lavoro e continuano a mantenere costanti le spese miltari. “Come gli ultimi 25 miliardi di euro per l’acquisto dei caccia F35. Ma cosa cacciano questi aerei? – si chiede – a chi sparano? Le spese belliche vanno ridotte drasticamente, almeno del 90%”.

Su Emergency, poi, vicina alla maggiore età: “Vorrei che non servisse più, ma temo che io non ci sarò se questo succederà”, confessa il medico, che non risparmia un attacco anche verso i suoi colleghi italiani, molti dei quali “criminali sociali che hanno trasformato gli ospedali in aziende”. “Se tornassi indietro non sceglierei ancora medicina – spiega – se sapessi che sto facendo profitto sulle persone che soffrono”.

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