Il biometano opportunità di sviluppo per l’Italia

Pensare al biometano come a un’importante opportunità non solo per il settore agricolo, ma anche per l’industria e l’ambiente. In un momento in cui le fonti di energia rinnovabile rappresentano uno dei temi ‘caldi’, anche il mondo del biometano dice la sua, a partire dalla consapevolezza che “dal momento in cui il tema delle rinnovabili viene posto nell’agenda del Governo, pensiamo che ci sia un’ulteriore possibilità che è quella rappresentata dallo sviluppo del biometano, a cui va il grosso pregio di essere anche più efficiente dal punto di vista della produzione e dell’energia”. Lo spiega all’Adnkronos Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas, intervenuto oggi al Laboratorio Opef, l’Osservatorio sulle politiche energetiche della fondazione Einaudi. (VIDEO)

“In questi anni abbiamo capito che in Italia è possibile produrre biogas, che è poi la base da cui produrre biometano – aggiunge Gattoni – un biogas fatto bene, utilizzando in maniera efficiente il terreno agricolo, i sottoprodotti e i fluenti zootecnici. Quindi, traducendo in risorsa quelle che, a livello locale, vengono considerate problematiche”. In questo senso, per il presidente del Cib, il biometano rappresenta un’opportunità per l’Italia “perché, come fonte rinnovabile, ha il grosso pregio di essere una fonte programmabile chimica di altissimo valore”. Un’opportunità “non solo per il settore agricolo, ma anche per il settore industriale e per l’ambiente, in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di produzione di energia rinnovabile concordati con l’Unione Europea, senza gravare fortemente sulle bollette dei consumatori”. Posizione condivisa dal senatore Francesco Ferrante (Pd), della XIII Commissione Ambiente, territorio e beni ambientali, per il quale il biometano “che ancora oggi non trova adeguato sviluppo in Italia, potrebbe invece rappresentare un aiuto concreto all’ambiente, all’agricoltura e alle nuove forme di energia”. “Da una parte, i cambiamenti climatici dovuti all’effetto antropico e all’eccessivo ricorso alle fonti fossili di questi ultimi 200 anni, ci impongono un cambiamento; dall’altra – spiega – l’innovazione tecnologica e la possibilità di utilizzare fonti alternative a prezzi sempre più competitivi ci danno la possibilità di sostituire quelle fonti fossili su cui tutti abbiamo costruito il benessere”

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