Peggiora la salute degli italiani sotto il fuoco incrociato della crisi economica

Peggiora la salute degli italiani, che si trova ora più che mai sotto il fuoco incrociato della crisi economica. E sebbene gli effetti di questa congiuntura negativa si rendano manifesti con una certa latenza di tempo, salta già agli occhi come i connazionali, pressati dalle restrizioni finanziarie, comincino a risparmiare su azioni preventive di base quali una sana alimentazione e lo sport. Si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventano un lusso per pochi. Per la prima volta dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni consumate al giorno: 4,8% contro 5,7%, dato che era rimasto grosso modo stabile fino al 2008. E’ il quadro che emerge dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011).

Gli italiani, dunque, se costretti a fare economia, tagliano dove possono e cercano risposte rapide al moltiplicarsi dei piccoli disturbi, in aumento anche in funzione del carico psicologico legato all’incertezza; sempre più spesso lo fanno a spese proprie, per continuare a svolgere le funzioni quotidiane in famiglia e al lavoro e a tener testa a tutti gli impegni sempre più stringenti. Risulta così aumentato il consumo di farmaci antidepressivi: l’uso di questi medicinali è cresciuto di oltre quattro volte in una decade, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010, come effetto anche di un disagio diffuso dilagante, scatenato dalle difficoltà socio-economiche.

Oltre al maggior consumo di antidepressivi tout court, si rileva sia in Italia sia negli altri Paesi europei una notevole crescita della percentuale di soggetti che hanno ritenuto nell’anno di avere necessità di aiuto psichiatrico o psicologico: la richiesta di aiuto è aumentata del 10% negli ultimi 5 anni (studio Eurobarometer), soprattutto tra gli over 40, lavoratori manuali e disoccupati. Ed è chiaro che se aumentano le consulenze psichiatriche e psicoterapeutiche, cresce di pari passo il consumo di antidepressivi.

Di fatto gli italiani stanno dicendo addio alla Dieta mediterranea. Ed è così che continua a crescere, anche se di poco, la percentuale di italiani che ha problemi con la bilancia: nel 2010, oltre un terzo della popolazione adulta (35,6%) era in sovrappeso, mentre una persona su 10 era obesa (10,3%); complessivamente, quasi il 46% degli ‘over 18’ aveva dei chili di troppo (era il 45,4% nel 2009). Le Regioni meridionali presentano più persone in sovrappeso (Molise 41,8%, Basilicata 41%) e obese (Basilicata 12,7%, Puglia 12,3%) rispetto alle regioni settentrionali (sovrappeso: PA di Trento 30,9% e Lombardia 31,4%; obese: PA di Trento e Liguria 7,8%). Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente si osserva in diverse Regioni, sia al Nord che al Sud, una tendenza all’aumento delle persone in sovrappeso, soprattutto in Valle d’Aosta (31,7% vs 35,2%), in Sardegna (32,3% vs 35,7%) e in Friuli Venezia Giulia (34,5% vs 38%).

Particolarmente preoccupanti i dati sui bambini in sovrappeso o obesi: la prevalenza è pari, rispettivamente, al 23% e all’11% dei piccoli da 6 a 17 anni, con valori più alti nelle regioni del Centro e del Sud del Paese. E se continua nel frattempo il trend in lieve crescita degli sportivi, siamo invece ben lontani dalla vittoria nella lotta all’alcol. I non consumatori nel 2009 risultano pari al 28,7% della popolazione (29,4% nel 2008), mentre diminuiscono di un punto percentuale gli astemi, cioè coloro che non hanno mai bevuto; gli astemi si riducono tantissimo in Abruzzo (-9 punti percentuali).

Migliora nel frattempo la speranza di vita degli italiani. Al 2010 è risultata pari a 84,4 anni per le donne e a 79,2 anni per gli uomini. Ma dati indicano, per entrambi i generi, una ripresa della crescita di questo valore, che sembrava essersi arrestata nei 2-3 anni precedenti. Complessivamente, dal 2006 gli uomini hanno guadagnato 8 mesi, le donne 4 mesi.

Nonostante le campagne anti-tabagismo, nel nostro Paese fuma ancora una persona su 4, perlopiù giovani di 25-34 anni. Nel 2010 fumava il 22,8% degli ‘over 14′ confermando il trend degli ultimi anni. Gli uomini smettono piu’ delle donne: nel 2010 fumava il 29,2% uomini, circa 2 punti percentuali in meno rispetto al 2001; invece le donne non smettono di fumare, la percentuale di fumatrici si mantiene invariata (16,9% sia nel 2001 sia nel 2010).

Avanza lo spettro del rischio suicidio in Italia. Per quanto il nostro Paese si collochi tra quelli a minore rischio di suicidio in Europa e il tasso di mortalità per questa triste causa si sia ridotto nel tempo a partire dagli anni ’80, rispetto al minimo raggiunto nel 2006 (3.607 casi) nell’ultimo anno preso in considerazione in questa edizione del Rapporto si evidenzia infatti una ripresa (3.799 casi) del fenomeno. Nel 77% dei casi, il suicida è un uomo e per lo èiù vive in una regione del Nord.

Infine appaiono efficaci le iniziative di contenimento della spesa sanitaria messe in campo in Italia: il 2010 si è caratterizzato per una crescita molto contenuta della spesa pubblica pro capite (+0,66%), che mantiene il nostro Paese al di sotto della media Ue a 15, sia in termini pro capite sia in rapporto al Pil. Ma nella Penisola i tagli all’assistenza potrebbero andare a incidere sulla salute dei cittadini.

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