Abbiamo vissuto tutti al di sopra delle nostre possibilità

I Greci e gli Spagnoli stanno già togliendo i soldi dalle banche. Il gioco delle speculazioni è finito, c’è qualcuno che dice basta e torna alle cose importanti della vita. Il vero debito ce l’abbiamo con la terra…

Abbiamo vissuto tutti al di sopra delle nostre possibilità. Non solo i Greci o gli Spagnoli, lo abbiamo fatto tutti. E continuiamo così, ogni giorno.

Secondo il Living Planet Report in un solo anno consumiamo nel mondo le risorse di un pianeta e mezzo, ma in Italia siamo sopra la media con uno stile di vita che di pianeti ne richiede 2,5. Il rapporto tra deficit e pil in confronto fa un po’ ridere. Raccontiamolo ai nostri governanti che parlano di debito: viviamo ampiamente al di sopra delle nostre reali capacità! E ci siamo tutti impoveriti: dal 1970 si è avuta la perdita del 30% di biodiversità. Chi la restituisce indietro? I pesci reclamano forse la loro contropartita, gli anfibi ci chiederanno un indennizzo?

In questi giorni è più facile avvalorare la profezia dei Maia, anche se Hollande ha portato una ventata fresca di speranza, l’Europa sembra sull’orlo di un precipizio: non resta che buttarsi o cambiare strada. Ad Atene sempre più cittadini ogni giorno si recano in banca per prelevare i risparmi, solo dalla Grecia circa 700 milioni di euro al giorno finiscono in Svizzera. In Spagna, dove ci sono un milione di appartamenti invenduti, sta succedendo la stessa cosa. C’è un modello di economia che sta eclissando, a breve forse si aprirà una voragine (il precipizio di Olduvai?) che inghiottirà posti di lavoro, istituzioni sociali, risparmi familiari. Ma sono anni che diciamo che l’economia va rifondata su basi più concrete: coltivare la terra, produrre energia in modo pulito, dare sostentamento, soccorrere chi ne ha bisogno, onorare ciò che ci rende felice. Il resto appartiene ad un mondo in declino, che al contrario della Roma antica non produce nemmeno più grandi capolavori.

La Grecia fallirà. E i debiti contratti non verranno pagati. E’ così che vanno le cose, ed è così forse che devono andare. Ne faranno le spese i Greci, certo, forse anche gli Italiani, gli Spagnoli e perfino i Tedeschi. Ma ci rimetteranno i grandi speculatori e questo non mi dispiace affatto. Dirò di più, ho l’impressione che a fomentare la paura più grande per la crisi dell’euro siano proprio loro.

Come scrive Loretta Napoleoni, l’implosione dell’euro potrebbe essere benefica, porrebbe fine a una lunga agonia senza prospettive. “Certo, le conseguenze saranno assolutamente disastrose, ci sarà una contrazione dell’economia che durerà diversi mesi. A un certo punto toccheremo il fondo, però, e da quel fondo ricominceremo a risalire”.

C’è chi tenta, anche in Italia, di rifugiare altrove i propri capitali. È vero i giornali hanno il dovere di non allarmare, di non istigare al fuggi fuggi, e quindi ne parlano poco. Se fossi in Monti cercherei di prevenire, inviterei ogni buon risparmiatore a spendere quei cavolo di soldi per qualcosa di utile in questo paese. Ma credo che le persone di buon senso, e ben informate (quante sono?) lo stiano già facendo.

Chi si è arricchito impunemente con le speculazioni finanziarie è giusto che paghi il prezzo della crisi. L’hanno fatto tutti, dai magnati dell’industria ai piccoli investitori che piazzavano soldi a propria insaputa come pedine di una dama di fondi speculativi. Oggi ho letto che i Greci devono pagare 6 miliardi di debiti a quegli avvoltoi che hanno covato le uova degli hedge funds. Ma i Greci sono incazzati e quei debiti non li pagheranno.

La Grecia ci aiuta a diffidare dei dottori che si accaniscono sul nostro corpo, che ci costringono all’alimentazione forzata per spillare nuovi debiti. Noi giornalisti stiamo qua ad osservare quei numeri impazziti nel pallottoliere delle borse mondiali, illudendoci che la nostra felicità dipenda da un colpo di fortuna. Quei numeri ci hanno resi schiavi. Affidiamo alle cifre, e a questa invenzione che è il denaro, le nostre speranze, le nostre capacità, il nostro talento, ma non il nostro futuro. Perché il futuro sarà per forza di cose diverso. Per quanto riesco ad osservare vedo che qualcuno è uscito dal gioco e si sta attrezzando per la transizione verso un altro modello di società. Il vero debito in fondo ce lo abbiamo con la terra. E’ l’unico debito che vale la pena di essere pagato, come quello che abbiamo contratto con gli amici. Torniamo alla realtà: alla terra, all’acqua, al pane, alla comunità! Il resto sono solo numeri di un giochino, sul cui monitor lampeggia già la scritta fosforescente game over; ma come non la vedete?!!. Assomigliamo a quei bambini in sala giochi che non hanno soldi per giocare e si accontentano di guardare le immagini che scorrono sempre uguali. Mi viene in mente anche la mia figlia più piccola, che sale sul cavallino delle giostre senza gettone. Mi trovo spesso a dirle che mi dispiace, che ci vogliono dei soldi e che noi non ce li abbiamo. Capisco che lì per lì si possa divertire, ma preferisco insegnarle a pedalare, a leggere libri, costruire capanne e ad innaffiare l’orto. La crisi finanziaria in fondo non mi preoccupa. Mi preoccupa più quella delle risorse primarie, del clima, dei rapporti umani, la crisi di senso. Così come abbiamo costruito questo complicato universo di numeri potremo costruirne uno fatto di cose reali. Che in fondo è quello che ci hanno lasciato in mano i nostri nonni, quelli che non hanno mai vissuto sopra le loro stesse possibilità.

fonte:www.aamterranuova.it

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie