biomateriali,una rivoluzione industriale tutta italiana

C’è l’ormai celebre ‘bioplastica’, ma anche la moquette riciclabile di mais, i pannolini compostabili, le vernici senza solventi, materiali edili in canapa o juta. Sono i cosiddetti “biomateriali”, le soluzioni della chimica verde grazie alla quale prodotti di uso quotidiano che entrano nelle nostre case sono sempre più sostenibili, meno tossici e inquinanti rispetto a quelli derivati dal petrolio. Dagli shopper alle stoviglie, dall’arredamento ai materiali per edilizia, dalla cosmesi ai coloranti.

L’Italia vanta diverse eccellenze in questo settore, tanto da essersi meritata la mostra dei Biomateriali, organizzata dall’associazione Chimica Verde all’interno della manifestazione fiorentina Liquid.Lab. A partire dal Mater-Bi di Novamont, una delle prime bioplastiche al mondo con materia prima da fonte rinnovabile e completamente biodegradabile e compostabile, certificata dalla norma europea Uni En 13432 che ne garantisce la trasformazione in compost di qualità se correttamente smaltita in un impianto industriale.

Una rivoluzione industriale tutta italiana che potrebbe cambiare il paradigma dell’usa e getta attraverso l’introduzione di prodotti a basso impatto ambientale e a base di materiali che potranno rientrare nel ciclo della natura come fertilizzante per il terreno (il compost). Un altro biopolimero è il Pla (acido polilattico) di Natureworks, derivato dall’amido di mais, con cui si realizzano bottiglie, cassette per il mercato, stoviglie e molto altro, come la moquette riciclabile in Pla intrecciata con fibre di lattice che pavimenta la mostra.

La Ferrari ha scelto la canapa per realizzare le imbottiture delle portiere delle sue auto. Da una filiera tutta toscana deriva un nuovo materiale da costruzione: il Crosslam del consorzio Calet, una tecnica innovativa per realizzare grandi strutture portanti con un materiale naturale come il legno derivato dalle conifere dei boschi appenninici. Un’altra azienda toscana, Manifattura Maiano di Capalle, propone feltri isolanti in canapa o juta per sostituire nelle nostre case materiali sospetti pericolosi, come la lana di vetro o di roccia, o per sostituire i tradizionali fogli anti-infestanti di polietilene in orticoltura con materiali facilmente degradabili e che conservano l’umidità.

E ancora dalla Toscana, il gruppo Lenzi Tecnologie di Vaiano offre tessuti non tessuti realizzati con materie prime naturali, come la lana di pecora, o da materiali riciclati. Nell’area del Parco Naturale del Casentino, grazie a Wip di Prato, è nata anche la produzione del primo pannolino al mondo certificato ”compostabile”, attestando la naturalità delle materie prime che lo compongono (biopolimeri e cotone biologico). Anche per prodotti d’uso quotidiano molto inquinanti, come lubrificanti e antiruggine, oggi FoundryChem di Torino offre un’alternativa più sostenibile e salutare, derivata da oli vegetali, rinnovabili e biodegradabili.

Officina Naturae, di Rimini, presenta detergenti e linee di cosmetici con materie prime tutte di origine rigorosamente vegetale, mentre Solas di Cernusco Lombardone ha sviluppato una linea di vernici e prodotti di trattamento mobili totalmente esenti da solventi petrolchimici, resine acriliche, viniliche, alchidiche e da biocidi. A supporto della mostra è stato usato un prodotto tanto diffuso quanto trascurato come il pancale, che la Palm di Viadana col suo green pallet ha saputo trasformare in un oggetto apprezzabile sotto il profilo ecologico, etico e anche estetico.

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