Campagna ZeroZeroCinque: disarmare i mercati, oggi come ieri

«La globalizzazione del capitale finanziario mette le persone in uno stato di insicurezza generale. Essa circonda e riduce la possibilità per le nazioni e i loro stati di essere i luoghi principali per l’esercizio della democrazia e la garanzia del bene comune. La globalizzazione finanziaria ha creato anche un proprio stato. Questo stato è una potenza mondiale senza società […] E la situazione continua a peggiorare».

Era il 1997. Ignacio Ramonet (allora direttore del mensile Le Monde Diplomatique) tramite il suo editoriale Disarmare i mercati lanciò l’idea di creare su scala planetaria una «organizzazione non governativa» per l’introduzione di una Tobin tax – che prende il nome dal premio Nobel per l’economia James Tobin – nel panorama economico internazionale. L’intento primario che muoveva la proposta di Ramonet si fondava su un’idea di giustizia e la supremazia del controllo democratico sull’economia: «La tassazione dei redditi finanziari è un’esigenza democratica minimale. Questi redditi dovrebbero essere tassati esattamente nella stessa misura dei redditi da lavoro. Ma ciò non avviene in nessun paese, e men che meno nell’Unione europea».

Questo, quindici anni fa. Da allora, la situazione ha in effetti “continuato a peggiorare”. Adesso però la trama sembra stare per condurci ad un picco particolarmente acuto della storia, dalle note drammatiche: in Europa, dopo il moral hazard dell’austerità spinta e dei sacrifici per i cittadini, la giostra rischia di ripartire da capo. I terremoti politici che hanno scosso Francia e Grecia (come in misura minore anche in Germania, e pure in Italia) hanno cambiato gli equilibri in campo, e l’Unione europea si trova ad un bivio. È intenta a percorrere una strada assai accidentata, e per la quale i cittadini europei non hanno responsabilità al di fuori della negligenza che li ha portati a disinteressarsi da ciò che invece avrebbero dovuto osservare da vicino.

«Disarmare il potere finanziario deve diventare un grande progetto civico, se vogliamo evitare che il mondo del prossimo secolo si trasformi in una giungla in cui i predatori dettino legge», scriveva Ramonet. Eppure il “prossimo secolo” lo stiamo ormai vivendo da anni, e col passare di questi la giungla non ha fatto altro che infittirsi. La proposta di una Tobin tax non è più sufficiente: l’obiettivo minimo è quello di introdurre una Tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) che colpisca non soltanto gli scambi valutari (come previsto da Tobin), ma che ricomprenda tutte le transazioni sui mercati finanziari – sia quelli regolati che sugli over the counter – scoraggiando tramite un tasso basso ma certo le operazioni abituali a breve e brevissimo termine, pane quotidiano della speculazione selvaggia. Il relativo gettito sarebbe dunque reimpiegato per dare fiato alle asfittiche finanze pubbliche e, soprattutto, potrebbe essere indirizzato a finanziare l’implementazione una costruzione sostenibile dell’economia.

I tempi stanno rapidamente maturando per un’azione concreta in questa direzione: intellighenzia ed opinione pubblica devono essere pronte a sfruttare in modo costruttivo e positivo la faglia aperta dalla crisi, anziché accettare passivamente di esserne ingoiate. A partire da oggi, apre il sipario sulla settimana di Mobilitazione globale sulla Tassa sulle transazioni finanziarie, culminando proprio il 22 maggio, alla vigilia del “vertice sulla crescita nell’Unione Europea” che il 23 maggio riunirà a Bruxelles i capi di Stato e di governo dell’Europa a 27.

La settimana di Mobilitazione coinvolgerà più di trenta Paesi in tutto il mondo e sarà organizzata in Italia da ZeroZeroCinque (http://www.zerozerocinque.it/), la Campagna (collegata con l’analoga internazionale Make finance work) che ha lavorato ad un progetto di legge partecipata per la definizione di una tassa pari allo o,oo5% sulle transazioni finanziarie per frenare la speculazione e che, favorendo un clima di giustizia sociale,  possa «generare 200 miliardi di euro nella sola Europa e di 650 miliardi di dollari all’anno su scala globale, da destinare alle politiche sociali, alla cooperazione allo sviluppo, alla lotta contro i cambiamenti climatici, ai settori danneggiati dalla crisi».

La stessa Unione europea, con una risoluzione parlamentare dell’8 marzo 2011, chiede «l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, anche se solo a livello Ue, e la lotta contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali». Davanti all’integralismo dei mercati denunciato anche dai più grandi economisti del globo – dai premi Nobel Amartya Sen e Paul Krugman, all’italico Romano Prodi – anche per i cittadini è arrivato il momento di informarsi, mobilitarsi e partecipare attivamente per cambiare lo stato delle cose. Prendendo a prestito le parole dell’economista Simon Anholt, raccolte da greenreport, affermiamo con forza che è ormai «rimasta soltanto un’unica superpotenza mondiale: l’opinione pubblica. Se ben indirizzata, può risultare risolutiva».

fonte:greenreport.it

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