da spreconi a “eco-attenti”, il lento cambiamento degli italiani

Da “eco-spreconi” a consumatori attenti all’ambiente e con una coscienza green: c’è un lento cambiamento negli stili di vita degli italiani, che da un lato continuano ad attuare comportamenti di spreco energetico ma dall’altro hanno già iniziato a cambiare, o sono disposti a farlo, per avere case più sostenibili, energie più pulite, ridurre l’inquinamento e limitare i piccoli sprechi. Da eco-spreconi a eco-attenti, il passaggio non è immediato ma il cambiamento già c’è. È quanto emerge dalla ricerca “Da spreconi a eco-attenti e green consumer: il cambiamento tendenziale negli stili di vita degli italiani”, realizzata da SWG per Asset Camera, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, e presentata oggi al Forum PA in corso a Roma nell’ambito del forum sulle “smart cities”, le città intelligenti.

“Investire sul solare e sull’energia prodotta dai rifiuti. Ridurre gli imballaggi. Investire sui materiali riciclabili.Il green avanza nella coscienza degli italiani  – si legge nella ricerca – E in un periodo di crisi quasi due terzi dell’opinione pubblica pensa a cambiare le proprie scelte e a puntare, anche per lo sviluppo del paese, su un nuovo modo di produrre, su un sistema sempre più verde e eco-compatibile”. Gli italiani sono disponibili a spendere circa il 10% in più per ridurre inquinamento e spreco energetico. La “rivoluzione” c’è soprattutto nei comportamenti quotidiani, dove “i consumatori sono sempre più eco-virtuosi. Lampadine a basso consumo, elettrodomestici in classe “A”, doppi vetri, riduzione dell’uso dei condizionatori e della temperatura dei termosifoni, taglio degli acquisti di prodotti usa e getta, scelta di oggetti riciclabili – prosegue la ricerca – Gli italiani stanno cambiando stili di vita”. Certo, sul fronte della mobilità, all’automobile è sempre difficile rinunciare, ma il 32% si dichiara disposto ad acquistare una vettura ibrida (anche se costa un po’ di più). Il 40% pensa di passare al metano. Il 50% si dice anche disposto a rinunciare all’auto, con moderazione, ma chiede mezzi pubblici assolutamente più efficienti.

In realtà ci sono molti comportamenti che ancora indicano spreco. Enzo Risso, Direttore Istituto di ricerca SWG, ha presentato l’indagine puntando l’attenzione su come si comportano gli italiani e su come sono disposti a cambiare. Ebbene: nel quotidiano, sono abituati a tenere gli apparecchi e il pc in standby anche quando non li usano, a lasciare il frigo aperto quando ripongono la spesa o scelgono il cibo, a lasciare il caricabatterie nella presa quando il telefono è già carico, a tenere i termosifoni accesi quando non sono in casa, ancor più a tenere la televisione accesa senza guardarla. “Tutto questo – ha detto Risso – dà l’idea di una società eco-sprecona”.

Sul versante mobilità, l’uso dell’auto (non è una novità) è elevato. In media chi usa la macchina percorre 16 km e mezzo ogni giorno, ma il 14% percorre fra 30 e 50 km. Nel 2012 la spesa media settimanale di carburante è di 22 euro, il 25% in più rispetto al 2010, ma bisogna pur sempre considerare che si tratta di una media: c’è chi spende di più. A fronte di tutto ciò, l’uso del car sharing  e del car pooling è rispettivamente del 5% e del 4%. Ancora molto limitato.

Quello che più interessa sono però gli scenari di cambiamento. Il primo riguarda la casa, rileva la ricerca SWG: anche se costasse di più, nell’acquisto gli italiani sarebbero influenzati dalla presenza di materiali coibentanti, di doppi vetri alle finestre, di vernici naturali alle pareti, di pannelli solari termici e fotovoltaici. “Esiste uno spazio per la bioedilizia, nonostante la crisi – ha detto il direttore SWG  – Nonostante la gente abbia meno soldi è passata l’idea che riducendo gli sprechi sul lungo periodo si guadagna. E il primo terreno di cambiamento è quello della casa”. Il 70% degli italiani, se potesse, sarebbe interessato a installare pannelli solari per la produzione di energia e il riscaldamento.

Quali sono i comportamenti che si è disposti a cambiare o che già si sta cambiando? Riguardano soprattutto l’uso di lampadine a basso consumo, l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza, l’installazione di doppi vetri, la riduzione nell’uso dei condizionatori, la riduzione delle ore di accensione dei termosifoni, un minore acquisto di prodotti usa e getta. Alcuni piccoli interventi non sono ancora entrati nella maggioranza del costume, quali la disponibilità a porre i rompigetto sui rubinetti o la regolazione delle valvole termostatiche per i termosifoni. Ma, spiega ancora Risso, “più o meno la metà degli intervistati dice che è disposto o sta cercando di cambiare i propri comportamenti”. Una spinta che viene dalla crisi e non solo, “c’è un fattore di fondo di trasformazione culturale”.

Nella mobilità, ad esempio, per ridurre il tasso di inquinamento il 74% degli intervistati è disposto a spostarsi più spesso a piedi o in bicicletta, il 64% a passare al gpl per l’auto, il 65% a usare di più i mezzi pubblici. Sostiene il direttore di SWG: “Emerge una nuova concezione dell’auto: chi deve acquistare pensa di prenderla a gpl, sull’ibrido il freno è rappresentato dai costi, il 40% dice che se ci fossero incentivi passerebbe subito a un’auto ecologica, un aspetto determinante rimane ancora che l’auto sia conveniente e che tuteli il lavoro italiano”. In un contesto di crisi, sugli acquisti incidono tre elementi: il costo, l’italianità del prodotto, la sua compatibilità con l’ambiente. “Sono i tre temi su cui si innesta un nuovo modo di acquistare e di giudicare le amministrazioni”.

Gli italiani si stanno dunque spostando verso una nuova concezione degli acquisti: più del 70% si dichiara interessato a comprare prodotti fatti con materiali eco-compatibili, il 61% a comprare prodotti ecocompatibili anche con un costo maggiore. I recenti dati di consumo segnalano un cambio  negli stili di vita: è vero che si è tornati a usare gli avanzi della sera prima e che si va a comprare al discount, ma se si vogliono prodotti di qualità gli italiani sono disposti a spendere di più. Spiega Risso: “In questo quadro rientra l’ambiente, che è vissuto come valore aggiunto di brand”. Da qui la disponibilità a pagare di più per un prodotto fatto con materiale eco-compatibile: il 45% degli intervistati sarebbe disposto a pagare fino al 5% in più del suo valore, il 30% fino al 10% in più, il 15% fino al 15% in più. Da spreconi a eco-attenti, insomma, complice la crisi e una nuova coscienza ambientale.

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