I costi della sanità pagati con tagli alla scuola

L’irresponsabilità finanziaria è un tratto caratteristico del nostro Paese. Non solo: nessun Paese al mondo ha uno squilibrio così rilevante tra spesa ed entrate. Su circa 650 miliardi di spesa pubblica, «restano 300 miliardi di euro aggredibili» di cui «un terzo fanno capo allo Stato e due terzi agli enti decentrati».A mettere in evidenza questi aspetti è un esponente del Governo, il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda, nel corso dell’audizione sulle iniziative in materia di spending review nelle commissioni bilancio di Senato e Camera. «La spesa sanitaria – rileva – è cresciuta dal 32 al 37% mentre cala quella scolastica dal 23 al 18%: è come se la spesa sanitaria sia stata pagata con minore spesa della scuola». Il ministro denuncia: dietro questa spesa, che è affidata alle Regioni, c’è una struttura politica forte e interessi coalizzati delle industrie di farmaci e di beni e attrezzature.

Servizi pubblici: il costo è di 300 miliardi

In 30 anni i costi di produzione dei servizi pubblici sono aumentati del 30% in più rispetto ai costi di produzione dei dei servizi privati. Il problema, spiega il ministro, è che nella produzione di servizi pubblici – la spesa in questo caso ammonta a circa 300 miliardi – «incombe una specie di maledizione: costi di produzione più alti del settore privato che inevitabilmente vanno pagati con l’aumento delle tasse». Giarda poi mette in evidenza lo squilibrio che caratterizza la spesa pubblica: le amministrazioni locali gestiscono «il 60% della spesa, circa 240 miliardi» mentre hanno «entrate proprie per 100 miliardi: c’è un mismatch – conclude Giarda – tra entità della spesa per livello decisionale e fonti di finanziamento autonome».

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