Il cotone geneticamente modificato sta uccidendo gli agricoltori indiani

I suoli agricoli si impoveriscono fino alla sterilità, si moltiplicano nuovi parassiti, non contrastati dalle sementi Ogm e animali domestici muoiono inspiegabilmente dopo aver pascolato tra i residui del cotone geneticamente modificato

Il cotone Ogm sta uccidendo gli agricoltori indiani. A documentare la disperazione di queste persone è il documentario ‘Behind the label’ che alza il velo su una situazione diventata ormai insostenibile non solo per i coltivatori ma anche per l’ambiente. I danni che le coltivazioni di cotone geneticamente modificato stanno creando negli ultimi 10 anni “sono enormi” commenta all’Adnkronos Sebastiano Tecchio regista che, assieme a Cecilia Mastrantonio, ha curato la parte autorale della pellicola prodotta da Barbara Ceschi a Santacroce e Overcom.

L’inchiesta apre uno squarcio di verità su una realtà: i suoli agricoli si impoveriscono fino alla sterilità, si moltiplicano nuovi parassiti, non contrastati dalle sementi Ogm e animali domestici muoiono inspiegabilmente dopo aver pascolato tra i residui del cotone geneticamente modificato. Ma al dramma ambientale e economico si aggiunge anche quello sociale: “dal 1997 al 2010 oltre 250 mila agricoltori si sono suicidati con il pesticida a causa dei debiti contratti” afferma Tecchio che aggiunge: “Basti pensare che un kg di semi Ogm costa 4 mila rupie ossia 60 euro mentre nel 1997 costava 9 mila rupie. Ovviamente i semi devono essere ricomprati ogni anno”.Secondo quanto riferisce Tecchio, “la Monsanto controlla il 70% della produzione di sementi ogm”. Agli agricoltori indiani “era stato promesso un miracolo con una campagna di comunicazione mirata che ha fatto uso anche della loro religione”. Ed invece, “il cotone ogm funziona soltanto in determinati climi e solo con molto acqua che loro non hanno”. A testimoniare la malafede ci ha pensato l’ex direttore operativo di Monsanto India, Jagadisan Tiruvadi intervistato nel documentario che, secondo quanto riferisce Tecchio, “sostiene che l’azienda americana, ha prima ucciso il mercato vendendo dei semi ibridi sterili per poi promettere questi semi Ogm miracolosi”.Su queste accuse, “è stata interrogata anche la Monsanto che, ovviamente, nega completamente il problema. Secondo l’azienda – aggiunge il regista – il cotone Ogm funziona bene, tutti sono contenti anche i contadini e i suicidi non hanno niente a che fare con la coltivazioni geneticamente modificate”.

Attualmente, “il 90% del mercato in India è Ogm”. Purtroppo, commenta Tecchio, “i contadini indiani che rappresentano il 70%, sono completamente abbandonati e rappresentano una facile preda per chi punta solo al profitto”. Con questo documentario “vorremmo sensibilizzare le persone ma sappiamo che è difficile soprattutto quando si parla di realtà che non ci appartengono. Ma il cotone è ovunque”.”Un dirigente Rai ci ha detto che è un argomento che non interessa agli italiani. Ma noi ci crediamo e vogliamo indurre le persone a informarsi e fare scelte consapevoli”. Anche perché, c’è sempre un’alternativa come ad esempio il biologico. Un argomento che è tra i progetti del regista: “Mi piacerebbe realizzare una denuncia al contrario e cercare di capire perché il bio è diventato chic”.Per Tecchio, infatti, “se il bio deve rappresentare realmente l’alternativa allora dobbiamo fare in modo che sia accessibile a tutti. Altrimenti si rischia di farlo morire”. La pellicola sarà proiettata per la prima volta in Italia il 27 Maggio in occasione di Terra Futura, mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità che si svolgerà a Firenze dal 25 al 27 Maggio prossimo.

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