In India safari umani sulle tracce degli Awá

Molti Awá sono ancora incontattati, e stanno fuggendo per salvarsi la vita.

Ma c’è un uomo che può fermare i taglialegna: il Ministro della Giustizia brasiliano.

In questo momento non è una sua priorità. Facciamo in modo che lo diventi!

La parola “safari” nella lingua swahili significa lungo viaggio. Oggi, per il mondo, il termine indica un’escursione naturalistica in parchi o riserve con l’obiettivo di avvistare fauna selvatica. Ma può succedere che per “fauna” qualcuno intenda esseri umani. Succede in India dove, secondo la denuncia di Survival International, la “fauna” sarebbero gli Jarawa, membri di una tribù nomade di cacciatori e raccoglitori che conta 250-300 membri. Andare a vedere gli Jarawa, stando a quanto riporta Survival International (www.survival.it) costa dalle 25.000 alle 30.000 rupie (tra i 380 e i 450 euro).

Il “safari umano” corre lungo la Andaman Trunk Road, la strada delle Andamane costruita negli anni ’70 che attraversa il territorio della tribù favorendo un afflusso costante di esterni che minacciano la foresta, cacciano la selvaggina e rischiano di introdurre epidemie mortali. A dieci anni dall’ordine di chiusura emesso dalla Corte Suprema dell’India, la Andaman Trunk Road al centro dello scandalo dei ”safari umani” – denuncia l’associazione che dal 1969 aiuta i popoli indigeni di tutto il mondo – è ancora aperta e continua a passare attraverso la riserva della tribù degli Jarawa per offrire ai turisti l’opportunità di avvistarli come fossero animali in un parco.

Nel 2002 la Corte Suprema dell’India aveva ordinato la chiusura della strada, la rimozione dei coloni dalle riserve tribali e la fine dei disboscamenti. Oggi, Survival torna a chiedere il rispetto di quella sentenza e la realizzazione di una via di comunicazione alternativa. ”Le autorità delle Andamane potrebbero adottare misure per cercare di controllare l’uso della strada – commenta Stephen Corry, direttore generale di Survival International – ma è chiaro che questi provvedimenti non risolverebbero il problema alla radice. La realtà è che nella riserva entrano ancora 250 veicoli al giorno. L’unico modo per garantire agli Jarawa la sicurezza e la libertà di scegliere il loro stile di vita è quello di chiudere questa strada illegale”.

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