L’Italia crolla e Napolitano non capisce

Con il terremoto in Emilia crolla un mondo fatto di certezze scientifiche e sicurezza sociale. Il presidente vuole le divise e le coccarde, tra lui e la pancia del paese si apre l’abisso

Il Presidente Napolitano insiste. La festa della Repubblica s’ha da fare. Le bandiere, i tricolori, le divise, gli aerei fiammeggianti, le maestre con le coccarde, i bambini con le bandierine di plastica. Napolitano, uomo delle tradizioni, ha deciso che a tutte queste tristi comparse non vale la pena rinunciare. The show must go on! Di fronte alla catastrofe del terremoto in Emilia, che frantuma il cuore produttivo dell’Italia, di fronte a più di venti vittime, alla necessità di riparare, sanare, reinvestire, mettere in sicurezza, Napolitano preferisce adoperarsi per un’altra causa, una battaglia personale sui simboli.

«Celebreremo sobriamente il 2 giugno – ha detto – in memoria delle vittime perché la Repubblica deve dare conferma della sua vitalità, forza democratica, serenità e fermezza con cui affronta le sfide». Il vaffanculo è involato subito sul web dall’Emilia, come da ogni altra parte d’Italia. Ma come? Ma di cosa sta parlando, di quali sfide? Di quale sobrietà? Le stime del Ministero della Difesa parlano di quasi 3 milioni di euro. Non sono una cifra enorme, dirà qualcuno, ma in questo momento sì, si tratta di una spesa sbagliata e inopportuna. Si fermano le aziende, si ferma anche il calcio, e i militari non possono starsene a casa? Oppure non possono essere impiegati in altro modo, per spalare macerie o aiutare la popolazione sbigottita.

Dopo il terremoto in Friuli, nel 1976, alla tradizionale sfilata in costume dei militari il presidente Leone preferì la deposizione di una corona al Milite Ignoto. Napolitano ha scelto la parata. E nella guerra dei simboli stavolta il presidente l’ha fatta davvero fuori dal vaso. Un presidente non ha il dovere di mostrarsi solidale e vicino alla popolazione ferita? Non deve mostrare la vicinanza dell’intera nazione di fronte all’emergenza? Ma a quanto pare l’empatia non è il suo forte. “Supereremo anche questo momento difficile, ha detto ieri” dopo le prime scosse. Ma cosa sta dicendo? Non poteva trovare altre parole?  La ferita è fresca e profonda. Continua a sanguinare. C’è tanta paura. Superemo questo momento?! Il pensiero del futuro non può rassicurare gli animi in un momento come questo, la visione è offuscata. È l’ora di guardarci in faccia Napolitano, diamoci del tu! E allora ti dico: stai nel presente Giorgio, qui e ora, non saltare di palo in frasca come le scimmie. Parti verso le zone terremotate, rinuncia alle cazzate. Dai un segnale vero e forte in nome dell’Italia unita!

Ho vissuto per quasi cinque anni in Emilia, a 20 km dall’epicentro di ieri. Una zona dove la gente lavora, è vero, lo hanno scritto tutti in questi giorni. Ma c’è un fattore su cui vorrei concentrare l’attenzione: questa è la terra della sicurezza per antonomasia. Qui  la gente da cinquant’anni a questa parte ha sempre vissuto sicura (e io forse ci stavo un po’ stretto). In Emilia c’era il lavoro sicuro, strade larghe, servizi che funzionano, amministrazioni efficienti, regole certe… e una natura che non ha mai fatto scherzi! “Abbiamo un clima schifoso, ma qua almeno siamo al riparo” l’ho sentito ripetere tante volte da amici, imprenditori, consulenti immobiliari. Poi tutto improvvisamente è cambiato. Da un paio di anni a questa parte le aziende hanno cominciato a chiudere i battenti, schiacciate dalla crisi e dalle scelte sbagliate del passato. La crisi ha contagiato le coscienze, si è propagata nella società, nei comportamenti delle persone. Il terremoto adesso ha dato il colpo di grazia.

Non sappiamo di chi fidarci. Non abbiamo visione, non abbiamo previsione, i sismologi per decenni ci hanno raccontato cazzate vendendo per scienza ciò che scienza non era. Mi sembra che l’Emilia sia diventata l’immagine più nitida di un vecchio mondo che crolla, devastato dalla catastrofe, dai cambiamenti improvvisi, divorato dall’ansia e dalla paura. Ma tutto questo un vecchio presidente, con 50 anni di parlamento alle spalle, forse non lo può capire.

fonte:aamterranuova.it

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