Stop all’import di pannelli solari sotto costo dalla Cina

Sul modello delle industrie americane, ora anche quelle europee stanno dando vita ad una iniziativa contro la commercializzazione di pannelli solari cinesi sotto costo che stanno invadendo il territorio europeo. La prima a muoversi è stata la Solar World AG che sta tentando di formare una cordata di aziende produttrici di pannelli solari; un’iniziativa analoga a quella presa dalle aziende americane del settore che la settimana scorsa, riunite nel gruppo ‘Coalition for American Solar Manifacturing’, erano riuscite ad ottenere l’applicazione di un dazio sull’import dei pannelli cinesi.

Ora la coalizione europea punta ad arrivare ad un numero di aderenti che sia almeno il 25% sul totale dei produttori. E’ questa infatti la soglia minima che obbligherà la Ue a decidere sul tipo di interventi da adottare entro un termine di 45 giorni. “Siamo già più di un quarto dei produttori, ha detto al portale di informazione europeo EurActiv Milan Nitzschke, vice presidente della SolarWorld, e siamo fiduciosi che questo numero crescerà ancora con l’adesione di altre aziende provenienti da tutti i Paesi dell’Unione”. Che il clima nei confronti delle importazioni cinesi stia cambiando e che stia prendendo forma una qualche tipo di reazione, è confermato anche dal fatto che nel marzo scorso l’ufficio del Commissario europeo al commercio stava prendendo in considerazione l’ipotesi di avviare un’azione legale contro la Cina. “Il nostro obiettivo è quello di un commercio equo e aperto, ha detto il portavoce del Commissario al commercio dell’Unione John Clancy, il nostro ruolo è quello di difendere la produzione europea contro le distorsioni del commercio internazionale, provocate da sovvenzioni o dal dumping, applicando strumenti di difesa commerciale in conformità con la normativa Ue e le norme dell’OMC (l’Organizzazione mondiale del comemrcio)”.

Negli Stati Uniti le imprese produttrici hanno ottenuto imposizioni fiscali sull’import dei pannelli solari cinesi che vanno dal 35% al 250%, mettendo i prodotti cinesi sullo stesso livello di quelli prodotti nel Paese. La reazione cinese non si è fatta attendere e Pechino, “dichiarandosi estremamente insoddisfatta” per le misure prese negli Usa e per quelle minacciate dall’Europa, ha avvertito che un simile stato di cose potrebbe riflettersi negativamente sui rapporti cooperazione nel campo delle energie rinnovabili. La Cina esporta più del 90% dei suoi pannelli solari in Europa e negli Stati Uniti e detiene oltre il 60% del mercato globale; Pechino ha inoltre finanziato con 30 miliardi dollari le sue industrie produttrici e questo fa crescere il timore che dietro questa politica di aiuti ci sia un disegno per portare al collasso le industrie occidentali e arrivare ad un monopolio assoluto.

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