Il crepuscolo delle tartarughe giganti

Con la morte del rettile centenario noto per la sua avversione nei confronti del genere femminile scompare l’ultimo esemplare di tartaruga dell’isola Pinta

La centenaria tartaruga gigante, che aveva meritato il suo nomignolo a causa della palese mancanza di interesse nei confronti delle femmine sue simili, è stata trovata morta il 24 giugno nel suo recinto alla Stazione di Ricerca Charles Darwin sull’isola di Santa Cruz, nel Parco nazionale delle Galápagos.

Il rettile era l’ultimo esemplare della sua sottospecie, Geochelone abingdoni, o tartaruga dell’isola Pinta.

Il custode di George, Fausto Llerana, lo ha scoperto “allungato in direzione della sua pozza d’acqua senza segni di vita”, dice il comunicato del parco. La tartaruga è ora custodita in una cella frigorifera in attesa dell’autopsia che determinerà le cause del decesso, ancora ignote.

Le tartarughe giganti infatti, animali fra i più longevi, vivono ben oltre i cent’anni: la più vecchia di cui si abbia notizia è arrivata a 152 anni.

Il crepuscolo delle tartarughe giganti

Le isole Galápagos in origine erano popolate da migliaia di tartarughe giganti appartenenti a 15 sottospecie diverse. Ma nel XIX e XX secolo, marinai e pirati trasformarono l’arcipelago del Pacifico in una stazione di rifornimento, cacciando centinaia di tartarughe per ricavarne cibo e olio. Anche con la fine della caccia però i problemi per le tartarughe non cessarono: specie introdotte come capre e maiali si diffusero sulle isole divorando letteralmente l’habitat dei rettili.

Con la morte di George, le sottospecie rimaste nelle isole sono soltanto dieci, alcune delle quali estremamente rare. Anche la sua sottospecie in effetti si riteneva già estinta, finché nel 1971 gli studiosi si imbatterono in George. L’animale venne tenuto in cattività nella speranza che si accoppiasse con una femmina molto simile geneticamente, riuscendo così a riprodursi almeno in forma ibrida.

Le speranze purtroppo si rivelarono vane: dopo aver “convissuto” con quattro femmine diverse nell’arco di trent’anni, George non è riuscito a fertilizzare nessun uovo.

Un simbolo dell’ambientalismo

Qualcuno potrebbe pensare che l’estinzione di una sottospecie non sia poi un evento così grave, dal momento che esistono ancora altre tartarughe; in realtà, come fa notare Rick Schwartz dello Zoo di San Diego, la storia di questi rettili insegna che queste perdite possono provocare conseguenze disastrose.

“Chi ha la possibilità di vedere questi giganti gentili di persona non può fare a meno di innamorarsene”, dice Schwartz, il cui zoo ospita una tartaruga delle Galápagos. La morte di George “è un’opportunità per richiamare l’attenzione sulla necessità di tutelare questa e altre specie”.

Ad esempio, programmi di riproduzione in cattività come quello di George hanno dato nuova speranza alla possibilità di ampliare la popolazione di condor della California (Gymnogyps californianus), a rischio di estinzione; non sono bastati invece a salvare il rinoceronte nero dell’Africa occidentale, una sottospecie dichiarata estinta nel 2011.

A luglio, il parco delle Galápagos ospiterà un workshop internazionale in cui si discuteranno i metodi per incrementare le popolazioni di tartaruga gigante nel prossimo decennio. “Terremo l’incontro in onore di George il solitario”, dice il direttore del parco Edwin Naula.

fonte:nationalgeographic.it

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