sprechi nella pesca,l’Europa decide di vietare

l divieto dovrebbe entrare in vigore dal 2014 per lo sgombro e l’aringa; per il merluzzo bianco, la passera di mare e la sogliola potrebbe essere gradualmente introdotto dal 2015 fino al 2018

Sulla questione dei rigetti, ossia la pratica attuata dai pescherecci di gettare in mare il pescato non commercialmente utile, l’Europa si era presentata divisa tra Paesi favorevoli al divieto ed altri che risulterebbero fortemente penalizzati nelle quote di pesca assegnate se i loro pescherecci dovessero portare a terra tutto il pescato. L’Italia era contraria ai rigetti ma recentemente il ministro dell’Agricoltura Catania aveva sollevato il problema dello smaltimento del pescato non commerciale, il cui onere non può essere scaricato sulle aziende.

Le posizioni contrarie ai rigetti si basano sostanzialmente su due punti: il primo è quello relativo al depauperamento ittico che il divieto dei rigetti ammortizzerebbe, l’altro è quello dell’inquinamento, non tutto il pescato ributtato in mare infatti entra a far parte della catena alimentare ed i resti in putrefazione provocano un pericoloso inquinamento. Ogni anno più di 1 milione di tonnellate di pesce viene rigettato in mare, il divieto dovrebbe entrare in vigore dal 2014 per lo sgombro e l’aringa; per il merluzzo bianco, la passera di mare e la sogliola potrebbe essere gradualmente introdotto dal 2015 fino al 2018. Una data troppo avanzata, secondo gli esperti, che renderebbe inefficace il provvedimento comunitario.

Soddisfazione per l’accordo raggiunto, che ha accolto tutte le richieste italiane, ha espresso il ministro delle politiche agricole Mario Catania. Massimo Coccia, presidente della Federcoopesca-Confcooperative, nel commentare positivamente l’intesa, ha rimarcato in particolare gli interventi a sostegno dell’arresto temporaneo dell’attività di pesca; un sistema più incisivo di etichettatura dei prodotti ittici, il divieto di rigetti per le solo specie soggette a taglia minima, il riconoscimento del ruolo svolto nel Mediterraneo dai piani di gestione predisposti dagli Stati membri e, quindi, anche quelli messi a punto dall’Italia”.

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