Italia sotto attacco di eco criminali ed eco mafiosi

L’Italia è sotto l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi. Basta leggere le storie e i numeri del rapporto di Legambiente, Ecomafia 2012: “33.187 i reati ambientali scoperti nel 2011, quasi 93 al giorno, circa il 10% in più rispetto al 2010”, ha detto Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità dell’associazione. Poche le note positive: aumentano i furti di opere d’arte, incendi boschivi e il racket degli animali.

Triplicano gli illeciti nell’agroalimentare e cemento e rifiuti attraggono i criminali per il grande business che li circonda. Dati allarmanti riguardano il numero di amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa o commissariate: nel 2010 se ne erano contate 6, mentre solo nel 2012 se ne contano ben 18.

Una magra consolazione arriva dai settori dei rifiuti e del cemento, perché se è vero che i valori assoluti e in euro dei reati sono sempre alti, è altrettanto vero che si è registrata una lieve flessione.

“Circa la metà dei reati registrati (47,7%) – ha proseguito Fontana – riguarda ancora una volta le quattro regioni a tradizionale presenza

mafiosa, con la Campania in testa, seguita dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Puglia. Mantiene il quinto posto il Lazio, mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia seguita dalla Liguria”.

Ma l’attacco all’ambiente e alle ricchezze naturali del Belpaese arriva non solo da parte esclusivamente mafiosa, nel vero senso del termine. Come ha fatto notare il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, “esiste una vasta zona grigia  dove i furbetti si danno la mano creando una coazione forte nella quale risulta difficile capire dove inizia e dove finisce l’illegalità”.

L’altra novità dell’illegalità del secondo millennio è il cancro della corruzione, che per Cogliati Dezza rappresenta la “lupara della mafia anni 50”. Ed è per questo che tra le proposte di Legambiente c’è la spinta per “una legge efficace sulla corruzione e la ratifica della Convenzione di Strasburgo”.

D’altra parte all’Italia mancano ancora tante ottemperanze internazionali. Sonia Alfano, Presidente della Commissione sul crimine

organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro del Parlamento Europeo , ha infatti sottolineato nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto Ecomafia come il nostro Paese sia “in procedura di infrazione per incompleta attuazione della direttiva RAEE e per incompleta attuazione della direttiva rifiuti. Per non parlare dell’attuazione da parte dell’Italia della direttiva del 2008 sulla tutela penale dell’ambiente. Il mio impegno come Presidente della Commissione Antimafia Europea è quello di portare l’esperienza di contrasto e di prevenzione italiana, in numerosi altri casi all’avanguardia, all’attenzione dell’Europa”.

Quel che conta, quindi, è rispettare gli impegni presi e far rispettare le leggi prima di pensare alle novità. Su questo punto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha sottolineato come “le classifiche contenute nel rapporto sono anche classifiche della capacità di governo. I reati ambientali sono il risultato di procedure complicate per l’applicazione delle leggi. E anche questo è un indicatore della capacità di governo. L’impegno sul quale ci siamo concentrati è quello di riportare la governance ambientale a uno standard di buona amministrazione”. E sul fronte delle novità Clini ha precisato che “se una modifica normativa deve essere fatta, deve riguardare al responsabilità delle amministrazioni, senza offrirgli la scappatoia del Commissario straordinario”.

Tra i relatori alla presentazione non poteva non mancare Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, che ha fatto il punto sulle proposte  di miglioramento per un sistema repressivo e preventivo a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Sul fronte dei controlli Grasso ha sottolineato come sia necessario “razionalizzare. Sempre più spesso ci sono aziende che ricevono più visite da parte di diversi istituti quando erano state controllate un mese prima. A costo zero si potrebbe pensare a una sorta di Cabina di regia dei controlli”. Per quanto riguarda la tutela penale Grasso ha ricordato come da sempre è stato chiesto “al Parlamento un titolo sui reati ambientali e il risarcimento e il ripristino ambientale anche quando il reato ambientale è prescritto.”

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