Mangiare poco elisir di lunga vita

Sin da bambini ci è sempre stato detto che bisogna mangiare per vivere, e più mangi meglio è! “Mangia che altrimenti ti indebolisci!”, “Mangia così ti tornano le forze e guarisci!” e così via. Due generazioni di persone, i nostri nonni e i nostri padri, sono stati condizionati da questo comandamento, e gli effetti ora sono visibili, con un tasso di sovrappeso e di obesità che supera il 30% della popolazione, per non parlare di tutte le malattie correlate.

Tempo fa avevamo scritto su questa stessa rubrica di un’interessante ricerca scientifica del National Geographic; Agli inizi degli anni Settanta Alexander Leaf, medico di fama mondiale, fece una grande ricerca per identificare quali fossero le popolazioni più sane e longeve del pianeta. Scoprì allora tre zone sulla terra dove gli abitanti diventavano vecchi in piena salute superando abbondantemente i cento anni: la valle di Vilcabamba nell’Equador, la regione di Hunza in Pakistan e la regione dell’Abkhazia, nel Causaso. Successivamente il dr. Leaf prese in esame anche gli abitanti delle isole Okinawa in Giappone, famosi anche loro per la salute e la longevità. Attraverso uno studio molto completo durato più di un decennio e che coinvolse centinaia di ricercatori, emersero chiaramente alcuni punti fondamentali che potevano essere considerati come la base della longevità di tutti e quattro i popoli.

Il primo era l’alimentazione, basata quasi esclusivamente su frutta, verdura, cereali, legumi e noci, con una dieta molto varia che però non superava le 1.200 – 1.500 calorie al giorno! Ben distante dalle 2.500 calorie dell’americano medio.

La ricerca del dr. Leaf sollevò un polverone di critiche perché contrastava nettamente con la letteratura scientifica di quei tempi, dove appunto l’alimentazione veniva considerata come la base della longevità sul principio: “Più mangi, più vivi”.

Sono passati quasi 40 anno e finalmente gli scienziati hanno trovato la prova scientifica a fondamento della ricerca del dr. Leaf. Un equipe dell’Università Cattolica di Roma (istituti di Patologia e di Fisiologia) ha scoperto l’esistenza di una molecola (chiamata Creb1) che si attiva con una dieta a basso contenuto calorico e il suo compito consiste nel guidare altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello. In verità l’osservazione, negli ultimi anni sempre più avvalorata da numerosi risultati sperimentali, aveva già collegato l’obesità ad un rallentamento e ad un invecchiamento precoce delle funzioni del cervello (le sinapsi dei neuroni funzionano sempre peggio), così come avviene con malattie tipiche della terza età, dalla demenza senile al Parkinson. Al contrario, la restrizione calorica (nella giusta misura) mantiene giovane il cervello. Lo rende più attivo. Ma i “pulsanti” molecolari che governano gli effetti positivi della dieta sul cervello erano finora ignoti. La molecola individuata dal gruppo di scienziati della Cattolica apre più di uno spiraglio. Non a caso Creb1 regola normalmente importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia. E la sua attività diminuisce, o viene compromessa, proprio dall’età che avanza. La restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi dei neuroni di memorizzare le informazioni e molto altro. Tali azioni benefiche sono proprio mediate da Creb1.

Quante calorie allora? Gli scienziati dicono un 30% in meno di quelle normalmente consigliate, quindi su un’alimentazione di circa 2.000 calorie, stiamo parlando di 1.400 calorie al massimo. Il dato conferma in pieno la ricerca del dr. Leaf. Questi popoli ‘primitivi’ istintivamente mangiano poco (abbiamo detto 1.200 – 1.500 calorie) e vivono fino a cent’anni in modo sano e naturale, arrivando addirittura in alcuni casi a oltre 150 anni!

Ancora una riflessione importante: gli scienziati concludono quindi che dovremmo lasciare nel piatto il 30% del nostro cibo (sono proprio queste le parole da loro usate).

www.ricerchedivita.it

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