proposte “estreme” per combattere il cambiamento climatico

L’idea di combattere il riscaldamento globale riversando ferro negli oceani per concimare le “coltivazioni” di plancton – che assorbe anidride carbonica – è stata recentemente rilanciata da uno studio pubblicato su Nature (nella foto, una fioritura di plancton a largo dell’Antartide vista dallo spazio).

L’utilizzo del ferro è da tempo una delle soluzioni proposte per incidere sul cambiamento climatico e ridurre le conseguenze dell’effetto serra. Alcuni studi hanno però indicato che, nel tempo, l’uso del ferro come fertilizzante provoca una riduzione dell’ossigeno – pericolosa per la vita marina – o la crescita di alcuni tipi di placton nocivi per alcuni organismi.

Il nuovo studio però non ha trovato conferme a  questi timori: anzi, ha documentato che la maggior parte del plancton, in acque arricchite con ferro, precipita sul fondale marino e viene seppellito nei sedimenti oceanici, che intrappolano l’anidride carbonica.

I ricercatori nel 2004 hanno aggiunto tonnellate di solfato di ferro in un’area di 150 chilometri quadrati a largo dell’Antartide, un luogo scelto per il suo “ruolo centrale” nel ciclo globale dell’anidride carbonica, come ha spiegato Christine Klass, dell’Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research, co-autrice dello studio.

Il ferro ha provocato una fioritura di diatomee, alghe che producono grandi e densi agglomerati che poi precipitano sul fondale. Nel corso del test più del 50 per cento del plancton è rimasto intrappolato nei sedimenti.

Nonostante i ricercatori abbiano studiato per anni il fenomeno, rimangono comunque cauti.

Per quello che i dati suggeriscono, l’uso del ferro può intrappolare solo il 10 per cento circa delle attuali emissioni di anidride carbonica, sulla base delle stime più ottimistiche”, dice Dieter Wolf-Gladrow, altro co-autore dello studio, sempre dell’Alfred Wegener Institute for Polar and Marine Research.

La fertilizzazione con il ferro, ha aggiunto, “non può essere la soluzione finale al problema della CO2”. Klass è d’accordo: “Considerate le molte incertezze, sono comunque necessari molti altri studi prima di un utilizzo su larga scala di questo rimedio”.

fonte:nationalgeographic.it

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