Save the Children,I bambini di Gaza rimangono indietro

Save the Children ha pubblicato l’ultimo resoconto della situazione sanitaria degli abitanti di Gaza da quando, cinque anni fa, si è indurito l’embargo imposto da Israele.

Oltre un milione e mezzo di persone abita la striscia di Gaza e più della metà è composta di minori di cui, secondo l’ultimo rapporto dell’Ong che da quasi un secolo lotta per migliorare nel mondo la vita dei bambini, il 38% si ritrova in una condizione di assoluta indigenza e povertà in cui anche il diritto allo studio diventa un lusso: si contano infatti un insegnante ogni 80 bambini.

Il blocco imposto da Israele impedisce il transito di persone e rende di fatto impossibile agli abitanti di Gaza cercare un lavoro – e dunque una fonte di reddito – oltre il confine del territorio; da una tabella pubblicata ormai due anni fa da The Economist proibito è anche trasportare carne fresca, sementi, bestiame e attrezzatura per la pesca il che non facilita nemmeno l’autosussistenza. A peggiorare la situazione è la recente scoperta che la sola acqua corrente disponibile è inquinata, e gli impianti per la depurazione sono privi di carburante quando non definitivamente compromessi. Infine le fogne a cielo aperto si trovano pericolosamente in prossimità delle abitazioni e non è raro che i bambini vi scivolino dentro annegando.

«La sola fonte di acqua corrente disponibile a Gaza è terribilmente pericolosa perché contaminata da concimi e scorie umane. Con 1milione e 700.000 persone ammassate in appena 365 km quadrati – di cui oltre 800.000 sono bambini – lo stato di salute di migliaia di persone è gravemente a rischio a causa del blocco al transito di merci e persone. Migliaia le famiglie impossibilitate ad acquistare o produrre derrate alimentari ed il rischio di malnutrizione cronica resta alto, colpendo il 10% dei bambini al di sotto dei cinque anni; mentre l’anemia che solitamente è provocata da deficit alimentari e in particolare di ferro affligge il 58,6% dei bambini in età scolate, il 68,1% dei bambini tra i nove e i dodici mesi e il 36,8 % di donne in stato di gravidanza». Questo è quanto emerge dal rapporto “Gaza’s Children: falling behind” che Save the Children ha curato insieme con il Medical Aid for Palestinians (MAP).

Ogni bambino ha il diritto a godere del migliore stato di salute possibile e gli stati che riconoscono tale diritto contenuto nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia si impegnano, fra le altre cose, ad assicurare a tutti i minori l’assistenza medica e le cure sanitarie necessarie e a lottare contro la malattia e la malnutrizione. A ratificare questo accordo sono stati, a New York nel 1989, tutti gli stati del mondo eccetto la Somalia e gli USA. Israele compreso.

fonte:cronachelaiche.globalist.it

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