il successo dell’omeopatia

Mentre in territorio statunitense assistiamo alla class action contro l’azienda farmaceutica omeopatica Boiron per la pubblicità di Oscillococcinum, ritenuta  ingannevole per la cura della sindrome influenzale, continuano a giungere notizie di conferme scientifiche e di accresciuto  successo popolare dal resto del mondo.

È noto che l’Omeopatia sia efficace anche nel trattamento delle piante e potrebbe rappresentare una risorsa in alternativa alle sostanze comunemente utilizzate in agricoltura.

Un’interessante e recente testimonianza di ciò è The effect of high dilutions of Pulsatilla nigricans on the vigour of soybean seeds subjected to accelerated aging (L’effetto di alte diluizioni di Pulsatilla nigricans sul vigore di semi di soia sottoposti a invecchiamento accelerato) pubblicato su Acta Scientiarum. Agronomy di Da Silval H.A. Et al.

Sono state somministrate a campioni di semi di soia diluizioni 6, 12, 18, 24 e 30CH di Pulsatilla oppure acqua distillata di controllo (ogni campione ha ricevuto una sola diluizione del farmaco omeopatico o solo acqua distillata). In seguito, i semi sono stati sottoposti a invecchiamento accelerato (48 ore a 42° C) in una camera di crescita (25 ± 2° C).

Sono stati valutati: la germinazione, la lunghezza delle radici primarie e germogli, il peso delle radici e dei germogli e l’attività enzimatica della perossidasi dei campioni. La germinazione e il peso di radici e germogli delle piantine trattate con Pulsatilla nigricans erano superiori al controllo, con l’eccezione del campione trattato con CH 30 in cui non è stato registrato un incremento significativo del peso dei germogli mentre i campioni trattati con diluizioni 12, 18 e 24 CH hanno prodotto una maggiore lunghezza dei germogli stessi.

Questi studi evidenziano gli effetti dei rimedi omeopatici nel mondo vegetale dove non è possibile sostenere l’esistenza di effetto placebo.

La rivista ALTROCONSUMO ha svolto, invece,  una inchiesta in Italia, Brasile, Belgio, Francia, Germania e Spagna  raccogliendo le esperienze  dei pazienti che si sono rivolti all’omeopatia: costi e caratteristiche delle visite, costi dei medicinali, rapporto con l’omeopata, soddisfazione relativa ai risultati ottenuti ecc.

In totale sono stati inclusi 919 pazienti adulti e 398 pazienti bambini.

L’inchiesta è stata svolta con la collaborazione di una rete di medici omeopatici (appartenenti alla Liga Medicorum Homeopathica Internationalis).

I medici hanno fatto da tramite tra la rivista e i pazienti (di cui per motivi di privacy si ignora l’identità) per la consegna dei questionari. Nello studio sono stati inclusi soltanto coloro che si rivolgevano per la prima volta a quel medico omeopata. Ogni partecipante ha ricevuto due questionari, il primo in occasione della prima visita, il secondo a sei mesi di distanza dal primo (per gli adulti) o a due mesi di distanza dal primo (per i bambini), per verificare l’evoluzione del disturbo dopo le cure.

Dall’inchiesta è emerso che nella maggior parte dei casi (oltre il 70%) ci si rivolge a un omeopata dopo avere inizialmente affrontato il problema attraverso la medicina convenzionale, rivolgendosi a un medico di base o a uno specialista. Inoltre risulta che a consigliare questa scelta, più che i media, siano soprattutto parenti e amici, evidentemente soddisfatti dalla loro esperienza. Del resto, il 76% di chi ha risposto al questionario dichiara che suggerirebbe l’omeopatia, sicuramente o probabilmente.

L’inchiesta di Altroconsumo continua affermando che l’aspetto di cui i pazienti sembrano maggiormente soddisfatti sia la relazione con il medico. I pazienti dichiarano di aver avuto la possibilità di spiegare bene i loro problemi, si sono sentiti capiti, l’omeopata ha prestato loro tempo sufficiente (la durata media della prima visita è superiore all’ora). In questo senso l’omeopatia offre l’altro lato della medaglia rispetto alla medicina convenzionale. In una precedente inchiesta di Altroconsumo dell’ottobre 2010 sul medico di base era infatti emerso come fosse proprio il rapporto con il medico uno degli aspetti meno soddisfacenti.

Una buona relazione con il medico, è la scienza che lo conferma, è parte integrante della cura: l’omeopatia, in quanto medicina olistica, si differenzia dal mondo della medicina convenzionale, che, per comune percezione, accentua in misura sempre maggiore il lato tecnico e specializzato, rischiando di trascurare di occuparsi della persona nel suo insieme, caratteristiche psicologiche incluse.

Nella conclusione si valutano i cambiamenti nelle limitazioni legate al disturbo per cui ci si è rivolti all’omeopata all’inizio della terapia e dopo sei mesi dall’inizio della cura.

I miglioramenti sono stati percepiti soprattutto per

allergie (è un po’ migliorato 44%, è migliorato di più 19%)

problemi psicologici (è un po’ migliorato 30%, è migliorato di più 18%)

disturbi respiratori(è un po’ migliorato 29%, è migliorato di più 17%)

Sono consapevole che i dati non possano essere confrontati con una rigorosa valutazione dell’efficacia clinica, tuttavia questi tipi di valutazione si avvicinano maggiormente a quelli che, secondo me,  rispettano al meglio le caratteristiche dell’approccio omeopatico cioè gli studi osservazionali. Questi ultimi esprimono maggiormente il concetto di effectiveness, cioè quanto un trattamento funziona nella pratica clinica, quindi in modo reale sul territorio, rispetto al concetto di efficacy che misura quanto il trattamento funziona in studi clinici o studi di laboratorio.

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