In Alaska c’e’ sempre meno ghiaccio

Con i cambiamenti climatici, non solo l’ambiente ma anche la tradizione e gli stili di vita di alcune popolazioni sono a rischio. Come in Alaska, lo Stato che piu’ velocemente di altri si sta modificando a causa del clima. A farne le spese, sia dal punto di vista economico che culturale, sono gli Inuit che da sempre dipendono per la propria sussistenza dalla caccia e dalla pesca, soprattutto di balena, della quale carne, pelle, grasso e ossa vengono tradizionalmente conservati all’interno di cantine scavate nel ghiaccio. Vere e proprie celle frigorifere interrate dove viene conservata anche la coda della balena, una prelibatezza per gli Inuit che la considerano, piu’ che un semplice alimento, parte integrante di un rito che celebra l’incontro tra terra e ghiacci.

n queste celle di ghiaccio, la coda di balena fermenta lentamente prendendo il tipico sapore della terra, il sapore, appunto, dell’incontro del mare ghiacciato con la terraferma. Ma con i cambiamenti climatici che causano violente tempeste autunnali, l’erosione del suolo e la fusione del permafrost, queste cantine si sciolgono rovinando l’alimento. Questa primavera, riporta il Washington Post, i residenti hanno dovuto svuotare le celle interrate, sistemare la carne di balena nei congelatori di casa, rinunciando a quel tipico sapore di terra.

Point Hope ha molto da perdere, anche dal punto di vista economico visto che qui la caccia e la pesca sono attivita’ che si basano proprio sulla presenza del ghiaccio. E di ghiaccio ce n’e’ sempre meno: quello del Mar Glaciale Artico e’ diminuito di ben 21,1 milioni di miglia quadrate nel solo mese di giugno, la piu’ grande perdita registrata da quando e’ stato avviato il monitoraggio satellitare; mentre il ghiaccio marino estivo, nel complesso, e’ diminuito del 40% dal 1970.

Ma per le popolazioni locali e’ fondamentale procurarsi da se’ il cibo, soprattutto considerati i prezzi sugli scaffali dell’Alaska Commercial Co., supermercato di Bison Street a Kotzebue: stando a quanto riporta il Washington Post, qui il latte qui costa 9,99 dollari al gallone e il prezzo di una confezione maxi di cosce di pollo 21,77 dollari. Point Hope finisce in una lingua di terra che si protente nel mare di Chukchi, lo stesso mare che una volta forniva sostentamento a una popolazione di circa 5.000 persone, ma la cui vicinanza oggi e’ anche motivo di preoccupazione.

La municipalita’ di Borough, che comprende Point Hope e Barrow, ha gia’ speso 2 milioni di dollari per un rivestimento in pietra di 275 metri contro l’erosione e la comunita’ stessa si mobilita e costruisce una linea di difesa in ghiaia ogni estate.La citta’ di Kotzebue ha appena completato il progetto di una barriera marina del costo di 34 milioni di dollari, finanziata principalmente dal governo federale, per proteggere la costa dalle violente tempeste autunnali e dall’erosione, nel tentativo di difendere la propria gente e le proprie tradizioni. Ma sono gia’ una dozzina i villaggi che hanno dichiarato la resa e cercano un nuovo posto in cui ricominciare.

Il sottosegretario agli Interni David J. Hayes ha annunciato che un gruppo interdipartimentale federale dedicato all’Alaska collaborera’ con la Arctic Research Commission per valutare l’impatto ambientale, sociale ed economico dello sviluppo di infrastrutture artiche e dei cambiamenti climatici. La prima cosa da fare e’ capire l’entita’ del problema e come il cambiamento del paesaggio influira’ anche sulla distribuzione e la vita delle varie specie animali. C’e’ pero’ una generale diffidenza tra la popolazione locale nei confronti del governo federale, diffidenza che risale al Progetto Chariot, un piano federale interrotto nel 1960 e che voleva creare un nuovo porto facendo esplodere sei bombe nucleari nelle vicinanze.

Washington Post

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