Nel nome del riuso e riciclo un futuro migliore e ecosostenibile

Venezia – Se qualcuno si aspetta bizzarrie o proposte bislacche in questa XIII Biennale, può ricredersi visitando i padiglioni delle 55 partecipazioni nazionali, distribuiti fra i Giardini e l’Arsenale. Alla richiesta di David Chipperfield di rintracciare un terreno comune all’interno delle proprie radici per radiografare lo stato dell’architettura nel mondo, e possibilmente offrire suggerimenti al futuro, quasi tutti hanno risposto con proposte originali, parecchie coinvolgenti, talune sorprendenti, altre strabilianti, compresi i Paesi per la prima volta presenti come Angola, Kosovo, Kuwait, Perù.

A dominare è la ricerca del dialogo, dell’agire insieme, nel nome del riuso e riciclo, per risistemare i guasti del secolo passato: è l’ora di «ricucire» edifici, città, periferie, alla ricerca di un futuro migliore e comunque ecosostenibile. La Germania scrive a lettere cubitali il proprio slogan delle tre R sulla facciata – Ridurre, Riuso, Riciclo – e annuncia di voler vivificare il preesistente, compresi i vecchi edifici postbellici: così numerosi studi sotto la guida del commissario Muck Petzet stabiliscono una risorsa per il futuro con le loro case e quartieri proiettati in magnifiche foto alle pareti.

Grandi cubi color arancio invadono l’entrata del Padiglione Usa: li ha disegnati un architetto americano d’origine siciliana, Daniel D’Oca, affinché la gente sieda, dialoghi, tenga conferenze, lezioni, proponga soluzioni. come hanno fatto nelle sale all’interno artisti, progettisti, cittadini comuni d’ogni età che hanno contribuito a creare 124 progetti, con proposte davvero spontanee come accade a Dallas, dove alcune strade deserte hanno ritrovato vita e energia grazie alla presenza di tavolini, fiori, piante, donne e uomini che hanno imparato a trascorrere ore insieme, mentre i bambini giocano.

Da non perdere le proposte della Francia da Ateliers Lion, che ha coinvolto più di cento studenti: tutti insieme hanno affrontato le periferie più a rischio di Parigi, sorte negli anni 70, vissute dal Paese come fonte di ogni crisi. Se la Spagna dopo 10 anni di ricerche da parte di progettisti, studiosi del cibo, specialisti di diverse discipline, trasforma un ristorante famoso in una Fondazione di ricerche avanzatissime in ogni campo (basti pensare che prefigura alberi simili a esseri viventi che inviano messaggi agli edifici), tuttavia a sorprendere è la Russia che in una sala oscurata propone le immagini di 39 città destinate a ricerche scientifiche, sorte nel periodo dei Soviet, proibite al pubblico, ora svelate e riproposte in una «città» aperta a tutti, alla cui progettazione hanno concorso studi importanti come gli svizzeri Herzog e de Meuron, Chipperfield, i Sanaa, Stefano Boeri.

Molto vitale la Gran Bretagna: ha indetto concorsi per oltre 100 studi con progetti di ricerca in giro per le vie del mondo per rinnovare le proprie strutture e infrastrutture, uno studio ha rintracciato in Brasile un progetto per 508 scuole prefabbricate, disegnate da Oscar Niemeyer negli anni 80, e le ha offerte alla riflessione per il rinnovo del sistema educativo. Commuove il Giappone che, con Toyo Ito, propone la «Casa-per-tutti», dove i tutti sono i giapponesi che hanno cooperato a realizzarla e dove vivono e comunicano dopo il terremoto dello scorso anno. Mentre la Svizzera, sotto la guida di Miroslav Sik, presenta un collage di progetti per comporre un memorabile panorama realizzato secondo la tecnica della foto analogica.

Sorprende il Canada con il mosaico di edifici di legno, modellini di abitazioni disegnate da architetti canadesi, ispirati alla loro esperienza di immigrazione in un Paese che accoglie benevolmente gli stranieri. L’Australia si impone per freschezza di idee anche nell’uso dei network e nelle riflessioni sulla formazione e pratica operativa degli architetti, l’Angola pensa alle trasformazioni in Africa dei concetti di Energia e Spazio, oltre la retorica della sostenibilità. Da non mancare una visita ai Paesi Scandinavi e al Portogallo, come pure è d’obbligo spingersi al Brasile che ricorda Lucio Costa coniugato oggi con Marcio Kogan. Infine non si può tralasciare all’Arsenale il vitalissimo Kuwait, così come resta stimolante addentrarsi in Cina, nell’Argentina dell’installazione site-specific di Clorindo Testa e visitare le tante nazioni ormai riemerse e in grado di regalare al mondo soluzioni inedite.

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