Al lavoro anche malati? Un segno di ansia

Flessione dei permessi in tutti i settori dell’occupazione. «Si è meno efficienti e si allungano i tempi di recupero»

Presenzialisti ad oltranza, anche con 40 di febbre, per il timore di perdere il lavoro, paura che di questi tempi accomuna gli impiegati di ogni latitudine. Un fenomeno che sta letteralmente dilagando Oltremanica, dove si è registrata una flessione dei permessi per malattia in tutti i settori dell’occupazione, come ha evidenziato un report del Chartered Institute of Personnel and Development. Un terzo, infatti, dei 670 datori di lavoro interpellati per l’indagine ha ammesso di aver riscontrato una netta diminuzione dei giorni di assenza dei loro impiegati nell’ultimo anno, passati da 7,7 a 6,8 nel settore pubblico e da 6,5 a 5,8 in quello privato.

SEGNO DI ANSIA – E anche se i dati possono sembrare positivi, in realtà gli esperti mettono in guardia dall’eccesso di presenzialismo, che rappresenta «un chiaro segno di ansia» e che può avere effetti negativi sulla stessa produttività. «Andare al lavoro malati non solo è rischioso per gli altri colleghi – rileva la dottoressa Jill Miller del CIPD sul Daily Mail – ma rende anche meno efficienti, con il rischio di commettere errori gravi, e oltretutto fa pure allungare i tempi di recupero». Senza contare lo stress di non poter (o voler) staccare mai dal lavoro, non a caso, indicato come principale causa dei crolli psicofisici degli impiegati presenzialisti nel 52% delle aziende sondate: un dato confermato anche dallo studio, condotto dal professor Cary Cooper della Lancaster University Management School, dove quasi il 30% dei 39mila impiegati testati ha ammesso di aver sofferto di “presenzialismo malato” (ovvero, andare al lavoro anche quando si è fisicamente ko) negli ultimi 12 mesi.

GIRO DI VITE – Ma non tutti vedono questa massiccia presenza lavorativa come un danno. «Il manager di una grande organizzazione ci ha recentemente ammesso che questo eccesso di presenzialismo è la dimostrazione che il suo giro di vite sulle assenze per malattia sta funzionando – spiega Stephen Bevan di Work Foundation al Telegraph –, ma la nostra paura è che questa diventi un’opinione ancor più largamente condivisa. Del resto, in molte aziende addirittura il 45% dello staff non sta mai a casa dal lavoro. Ma se fino a qualche tempo fa questo era considerato un segnale di attaccamento al lavoro, adesso è invece la conferma di quanto la gente tema di perdere il proprio posto rimanendo a casa in malattia».

fonte:corriere.it

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