Amare le acque e chiamarle per nome

La rivoluzione industriale modifica il rapporto tra l’uomo e l’acqua, intesa come risorsa ambientale fatta di laghi, fiumi e corsi d’acqua minori: dal rapporto di simbiosi proprio della civiltà rurale montana si passa ad una logica di sfruttamento che nel Verbano Cusio Ossola si concretizza con la massiccia diffusione di impianti di produzione idroelettrica. Altre determinanti poi concorrono ad alterare l’equilibrio naturale delle risorse idriche: l’inquinamento, con casi anche recenti di contaminazione da DDT e metalli pesanti, l’espansione delle aree urbanizzate che assedia laghi e fiumi sempre più costretti da argini artificiali, la massiccia introduzione di specie di pesci alloctone, ovvero estranee all’ambiente locale. Sino ad arrivare alla recente espansione del mini-idroelettrico, minaccia in grado di artificializzare in modo capillare anche i residui corsi d’acqua minori. Come conciliare queste modalità di gestione con la vitale esigenza di connettività ecologia che il sistema Ticino, Lago Maggiore, Toce è chiamato a svolgere? Come definire una corretta linea di gestione anche in vista dei cambiamenti climatici che già si sono manifestati in modo inequivocabile? Come ricucire la frattura tra uomo e acqua?

fonte:vimeo.com/channels/lipu

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