biodiversità,Italia avanti tutta

Italia avanti tutta sul fronte della biodiversità: se progressi sono stati compiuti, occorre tuttavia fare di più. “Solo investendo risorse nella conservazione della natura, l’Europa potrà evitare il fallimento della propria strategia per fermare la perdita di biodiversità”. Lo sostiene la Lipu-BirdLife Italia, che lancia , con Birdlife Europa, il report “Road to recovery” (disponibile alla pagina web www.birdlife.org/eubiodiversityreport2012/).

La ricerca illustra i progressi compiuti, dall’Unione Europea, nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia per la biodiversità, finalizzata ad arrestare la perdita di specie e habitat entro il 2020. “A due anni dall’adozione del programma -sottolineano Lipu e Birdlife- questo primo rapporto esamina i progressi realizzati a livello politico e valuta le modalità di adempimento della strategia, messe in atto dai singoli Stati membri, sottolineando le criticità ancora da risolvere”.

Se da una parte, infatti, il 20 per cento del territorio Ue è incluso nella rete Natura 2000, d’altro canto la maggior parte dei paesi europei partecipanti dimostra “una grave arretratezza nella protezione, gestione e monitoraggio delle aree protette e delle singole specie”. Luci e ombre anche in altre aree esaminate, come il preservare e ripristinare gli ecosistemi e i loro servizi: la Commissione Europea, dunque, sta “sviluppando iniziative promettenti, ma non riesce ad allocare, in modo adeguato, le risorse finanziarie”.

Sono rilevanti i danni causati dalle specie esotiche invasive (pari a 12 milioni di euro all’anno), riguardo ai quali la Commissione Europea dovrebbe avanzare delle proposte entro la fine dell’anno. Individuati anche due importanti fattori di declino della biodiversità, l’agricoltura e la pesca: ancora troppe le proposte di riforma bloccate e le resistenze in atto contro il tentativo di rendere entrambi i comparti più sostenibili per l’ambiente.

La Politica agricola comune (Pac) “distribuisce ogni anno agli agricoltori 50 miliardi di euro di sussidi, impiegati in attività prevalentemente dannose per l’ambiente”, un fatto alla base del deterioramento dell’habitat e del declino di numerose specie di uccelli selvatici. Inoltre, le foreste sono minacciate dallo sfruttamento intensivo con conseguenze dannose sulla salubrità dell’aria, qualità dell’acqua, stabilità climatica e biodiversità. Riguardo alla Politica comune sulla pesca, essa è ritenuta “responsabile dell’esaurimento del 75 per cento degli stock ittici e di gravi danni collaterali agli ecosistemi marini, inclusi gli uccelli marini e la fauna marina”.

In ciascun capitolo del report “Road to recovery”, dove compaiono i casi europei sui progressi ottenuti, viene fatto anche un riferimento speciale all’impegno assunto dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri al momento della firma dei cosiddetti “Aichi-targets”, fissati nel quadro della Convenzione Onu sulla Diversità Biologica (Cbd). Quanto all’Italia, il report ha riconosciuto al nostro Paese progressi sulla designazione dei Siti importanza comunitaria (Sic) e delle Zone protezione speciale (Zps) in ambito terrestre.

E’ ritenuta insufficiente, invece, la tutela effettiva di questi siti: dall’applicazione inadeguata della valutazione di incidenza (ai sensi dell’articolo 6 della direttiva Habitat) alla mancata applicazione dei principi di prevenzione e precauzione, fino alla debolezza delle norme contenute nei Piani di gestione dei siti di rete Natura 2000.

Anche per i finanziamenti viene sottolineato come i fondi europei disponibili siano investiti in modo poco efficace dalle Regioni o addirittura inutilizzati. “L’Unione europea -ricorda Giorgia Gaibani, responsabile Iba e rete Natura 2000- ha correttamente identificato le azioni necessarie e, dove si sono adottate delle azioni concrete, queste hanno prodotto risultati positivi. Tuttavia occorre negoziare il budget dell’Unione Europea 2014-2020 in modo da spostare gli investimenti a favore della biodiversità e dei servizi ecosistemici”.

In definitiva, “siamo ancora in tempo a salvare il nostro patrimonio naturalistico -conclude Gaibani- ma il tempo sta scadendo e le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi saranno cruciali”.

 

 

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