Condannato a sette mesi, praticava illegalmente la vivisezione sugli animali

Il Tribunale di Modena ha condannato a sette mesi il titolare di un laboratorio dove si praticava illegalmente la vivisezione sugli animali. La struttura si trovava a Mirandola, nel Modenese, ed era stata scoperta dalla Guardia di Finanza coadiuvate delle Guardie zoofile della LAV, nel gennaio 2011. Per gli animali, più di un centinaio tra cavie, topi, conigli e criceti, è intervenuto un provvedimento di confisca.

Nel laboratorio clandestino, ricorda la LAV, sarebbero state effettuate più di 1.300 sperimentazioni di biocompatibilità e testati 566 tipologie di prodotti medicali. “Un reato gravissimo, sia per le sofferenze inflitte agli animali sia per l’assenza di garanzie che un laboratorio clandestino può offrire alla collettività – afferma la LAV-La sentenza è particolarmente importante, non solo perché è la prima emessa in Italia per uno stabulario del tutto illegale, ma perché conferma che tutti gli animali sono oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale”. “Siamo particolarmente soddisfatti perché si è trattata della prima operazione di polizia giudiziaria effettuata nel nostro Paese ad opera di Guardie Zoofile e Guardia di Finanza, che ha portato alla scoperta di un laboratorio per la sperimentazione animale non autorizzato e completamente sconosciuto, oltretutto in condizioni che definire precarie è un eufemismo – dichiara Ciro Troiano, Coordinatore Nazionale delle Guardie Zoofile della LAV che hanno indagato sulla struttura – Siamo riusciti, per la prima volta in assoluto, a fermare una sperimentazione illegale finalizzata a ottenere la certificazione per  prodotti e dispositivi medicali impiegati nel settore sanitario”.

La gravità della situazione era emersa già a giugno, quando il Gip di Modena aveva rigettato la richiesta di patteggiamento proposta dal titolare del laboratorio, perché, dato “l’elevatissimo numero di animali” coinvolti, peraltro per un “lunghissimo arco temporale”, la magistratura aveva ritenuto che la richiesta della pena non fosse proporzionata rispetto “al regime di vita altamente stressante e maltrattante a cui gli animali erano sottoposti”.  “Una sentenza importante in un contesto intoccabile come la sperimentazione animale – afferma Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore Vivisezione – Purtroppo né la legge nazionale né quella europea pongono ad oggi (l’Italia recepirà a breve il nuovo testo comunitario) reali vincoli nel ricorso all’animale e mancano totalmente i controlli, quindi questo caso è unico perché ha permesso di aprire un varco in questo muro silenzioso sottolineando come le poche volte in cui sono entrate le telecamere negli stabulari, abbiano trovato situazioni illegali. Speriamo che questo caso faccia capire l’inutilità della sperimentazione animale, infatti negli anni di abusivismo nei quali ha operato la struttura, sono stati messi in commercio presidi medici basati di fatto, sulla sola sperimentazione clinica”. La LAV da mesi sostiene l’articolo 14 della Legge Comunitaria 2011 che, se approvato anche dal Senato, permetterà doverose restrizioni alla vivisezione, come ad esempio un sistema ispettivo severo. “E’ inammissibile–conclude infatti la LAV-che la tortura e l’uccisione di esseri senzienti sia all’oscuro da ogni forma di controllo e venga spacciata come scienza”.

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