E’ morto Barry Commoner, padre dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile

Addio Barry Commoner. Indossava camice non stirate per evitare inutili sprechi di energia. Da sempre antinuclearista, fu anche merito suo la realizzazione del trattato per la messa al bando parziale dei test nucleari del 1963. Credeva che l’inquinamento, la guerra e la disuguaglianza fossero problemi strettamte legati fra loro. Tutto questo e molto altro era Barry Commoner, biologo al servizio dell’ambiente, considerato uno dei padri del moderno movimento ecologista, morto domenica a New York all’età di 95 anni.

Commoner è stato uno dei primi scienziati americani a smuovere il dibattito nazionale sul diritto dell’opinione pubblica di comprendere i rischi e prendere decisioni in materia di ambiente, affinché le scelte del Governo che potevano causare danni alla salute delle persone fossero discusse apertamente e chiaramente. Durante i molti anni di lavoro come biologo si è occupato dell’assottigliamento dello strato di ozono, della produzione energetica e dell’esaurimento delle fonti fossili.

Ha continuamente sostenuto l’impossibilità di limitare l’inquinamento una volta prodotto, puntando, invece, sulla prevenzione. Ma anche che le logiche di mercato e di profitto siano sinonimo di continui disastri. Tra le soluzioni di sviluppo sostenibile da lui proposte, appare preponderante lo sviluppo delle energie rinnovabili, soprattutto quella solare. Commoner si è occupato anche di sostenibilità dal punto di vista sociale, sostenendo con forza il condono del debito del terzo mondo, anche per affrontare il problema della sovrappopolazione.

Nel suo libro più conosciuto, The Closing Circle, tradotto in italiano con il titoli “Il cerchio da chiudere”, oltre ad indicare le quattro leggi fondamentali dell’ecologia (“Ogni cosa e connessa con ogni altra; ogni cosa deve finire da qualche parte; la natura è l’unica a sapere il fatto suo; non si distribuiscono pasti gratuiti”), lo scienziato affermava anche che proporre di ridurre la popolazione “equivale a cercare di salvare una nave che fa acqua buttando a mare i passeggeri”.

La sua attenzione, però, si concentrò soprattutto sui danni delle radiazioni nucleari, tanto che è anche ai suoi studi che si deve il trattato per la messa al bando parziale dei test atomici. Questa influenza gli valse la copertina della rivista Times nel 1970, per il primo Anno della Terra, in cui fu definito come il Paul Revere, eroe della guerra d’Indipendenza americana, dell’ecologia. Perché Commoner è stato un uomo con una morale solida come una roccia, sempre pronto raccontare le cose così come erano, anche se scomode. Un leader della lotta ambientalista che gettò le basi dell’economia sostenibile.

 

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