Galileo e i terremoti

La sentenza de dell’Aquila avrà conseguenze negative sulla previsione dei rischi. Il 6 aprile 2009 un terremoto di 6,3 gradi della scala Richter scosse la città italiana dell’Aquila e provocò la morte di 309 persone. Sette giorni prima, la Commissione Grandi Rischi aveva tranquillizzato la popolazione dicendo che non c’era il pericolo di un terremoto. I sette membri di quella commissione ora sono stati condannati a sei anni di carcere per omicidio colposo plurimo.

La sentenza ha generato allarmismo non solo tra gli scienziati, poiché la previsione di catastrofi naturali si muove su un terreno sempre incerto, ma anche tra i politici: “Ha ragione chi dice che l’unico precedente di una sentenza come questa è quello di Galileo”, ha affermato il ministro dell’Ambiente che non ha accettato le dimissioni della Commissione.

L’Aquila viveva con il timore di scosse sismiche sin dall’ottobre del 2008. Con l’intensificarsi dell’allerta, i responsabili della Protezione Civile avevano deciso di riunire la commissione nella stessa città dell’Aquila. La riunione durò 45 minuti, non fu emesso alcun bollettino e non furono comunicati neanche i dati del loro studio.

Ora si è saputo, attraverso una conversazione intercettata, che il responsabile della Protezione Civile aveva deciso di riunire la commissione con l’obiettivo di tranquillizzare la cittadinanza.

La sentenza accusa allo stesso modo gli amministratori locali e gli scienziati. Tuttavia, bisognerebbe distinguere i due ruoli. Non è ragionevole che gli scienziati possano essere incolpati per via delle loro previsioni, a meno che non si tratti di inganno o malafede.

Il compito dello scienziato è fornire ai politici dati che li aiutino a prendere decisioni, in base alle rilevazioni disponibili. In nessun caso debbono convertirsi in capro espiatorio. Tantomeno dovrebbero prestarsi a manovre propagandistiche. È importante che compiano questa funzione con rigore, sebbene la responsabilità di questo tipo di commissioni sia dei politici.

La sentenza può avere conseguenze molto negative. Gli scienziati sono sempre pronti a rendere disponibili le proprie conoscenze, ma se dalla loro collaborazione può scaturire una responsabilità penale saranno restii a farlo nel caso in cui non fossero in grado di dare certezze.

Un altro effetto negativo sarebbe che, di fronte alla possibilità di essere accusati di non aver ponderato bene il rischio, i responsabili di queste commissioni assumano atteggiamenti difensivi, raccomandando misure adatte al peggiore dei casi, solo per mettere le mani avanti.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie