La Chiesa rinunci ad avorio e pellicce

L’appello dell’Enpa a Benedetto XVI: «Sofferenza e dolore dietro la produzione di pelli di ermellino. Fatene a meno»

«Indossare pellicce o acquistare oggetti di avorio, pertanto, è del tutto estraneo alla sensibilità religiosa. Gli insegnamenti di San Francesco parlano di amore per gli animali e di un rapporto rispettoso della loro vita e dei loro diritti». È per questo motivo che l’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali, ha deciso di rivolgersi direttamente a papa Benedetto XVI per chiedere alla Chiesa di fare un passo indietro sull’uso di pellicce e avorio nel confezionamento di abiti, paramenti e suppellettili liturgiche. Una richiesta accompagnata da una raccolta di firme internazionale (QUIla petizione) che porti al Vaticano la voce di almeno 100 mila persone da tutti e cinque i continenti.

SALVIAMO GLI ELEFANTI – L’obiettivo è salvaguardare soprattutto ermellini ed elefanti, specie ormai a rischio, la cui caccia è alimentata soprattutto dal mercato delle pelli e dell’avorio. E una parte della domanda arriva proprio dagli ambienti ecclesiastici che ancora oggi prevedono l’uso di materie prime derivanti dall’uccisione di animali che non sarebbero cacciati per altri scopi, ad esempio quelli alimentari. Di qui la decisione di avviare una petizione senza frontiere attraverso avaaz.org. «Con questa iniziativa – spiegano all’Enpa – intendiamo chiedere a Sua Santità e a tutto lo Stato Vaticano, di rinunciare all’acquisto e all’utilizzo dell’avorio e delle pellicce di ermellino, oggetti che provocano l’inutile uccisione di migliaia di animali, anche protetti». «Acquistando l’avorio – aggiunge l’associazione – si finisce inevitabilmente per alimentare anche il bracconaggio di cui sono vittime gli elefanti, che, lo ricordiamo, vengono uccisi in maniera barbara ed illegale. Altrettanto inutile e dannoso è l’uso delle pellicce, soprattutto quelle di ermellino, ottenute con la morte di moltissimi animali, uccisi in natura oppure dopo una vita trascorsa negli allevamenti, spesso in terribili condizioni di detenzione. In questo modo, gli speculatori si arricchiscono. A farne le spese, oltre ai poveri animali, anche le popolazioni locali costantemente impegnate nella difesa della biodiversità che rappresenta la vera ricchezza delle comunità più povere».

PELLICCE E RITUALI – Le pellicce di ermellino sono ancora oggi largamente utilizzate nei paramenti sacri. Il pontefice, ad esempio, indossa durante i mesi invernali una mozzetta (una sorta di mantellina rossa indossata sopra al rocchetto e all’abito talare) bordata di ermellino e diversi alti prelati ne indossano una completamente di ermellino, e quindi tutta bianca, sopra alla cappa magna, ovvero l’abito a strascico indossato in occasione delle cerimonie solenni. Di avorio sono invece forgiati molti calici e ostensori utilizzati durante messe e celebrazioni.

FABBRICHE DEL DOLORE – «In tutto il mondo sono numerosissime le persone che ritengono le pellicce contrarie ai propri dettami etici e il loro numero cresce di giorno in giorno – fa notare ancora l’Enpa -. Tutti conoscono ormai la triste vita degli animali da pelliccia, rinchiusi in gabbie anguste dove arrivano a ferirsi ed ad autolesionarsi per poi essere uccisi. Si tratta di vere e proprie fabbriche di dolore e di morte che soprattutto oggi non hanno veramente alcun senso di esistere: chi utilizza pellicce finisce per diventare responsabile della sofferenza di moltissimi esseri viventi».

fonte:corriere.it

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