La repressione della lotta Mapuche

“La quotidianità dei Mapuche è assediata dall’insicurezza e dal terrore: terrore dei violenti raid dei militari nelle comunità, terrore dei paramilitari e del loro fanatismo, (come i membri del gruppo di estrema destra “Hernan Trizano” che possiedono armi pesanti – addirittura bazooka – e che minacciano apertamente i Mapuche, ma non sono mai stati arrestati neanche per “minaccia terrorista”), terrore dei processi farsa e delle interminabili detenzioni dei prigionieri politici che lacerano di dolore decine di famiglie impossibilitate a sostenerne le spese processuali.” David Monticelli

Un disabile accusato di omicidio

Il diciannovenne Leonardo Quijón, ferito alla gamba due anni fa dai Carabineros mentre andava a caccia di conigli, ha perso mezzo polpaccio e ha ancora nella gamba circa 200 pallini metallici, che gli avvelenano il sangue e gli provocano forti dolori. Accusato all’epoca di tentato omicidio, furto con intimidazione, porto illegale di arma e di aver incendiato due camion, fu in seguito assolto da ogni imputazione. Anche il Blog si è interessato al suo caso nel giugno 2012, raccogliendo la sua denuncia. Alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno anche tentato di farlo uscire dal paese per fargli avere cure mediche che in Cile non ha, ma non ne hanno avuto il tempo. Infatti lunedì 3 settembre 2012 Leonardo e il coetaneo Luis Marileo, sono stati arrestati insieme ad un minorenne di 17 anni, accusati dell’omicidio di un colono di 45 anni, Hector Gallardo Aillapàn, ucciso sabato 1 settembre. Resta difficile spiegare come un ragazzo disabile, in compagnia di altri due ragazzi provenienti da comunità Mapuche distanti tra loro, sia stato in grado di organizzare questo omicidio, ma soprattutto resta ancora più inspiegabile come sia stato possibile per i familiari della vittima riconoscere proprio quei tre ragazzi tra le otto persone incappucciate che avrebbero commesso il delitto. Questa “versione ufficiale” lascia un inquietante interrogativo su chi possa aver realmente assassinato il colono, (candidato consigliere per il Partito Socialista nel comune di Ercilla) e soprattutto per quale motivo lo abbia fatto.

Le immagini dei giornalisti che si accalcano su Leonardo mentre viene portato via dagli agenti della PDI (Polizia Investigativa) e tutta la retorica implicitamente denigratoria del servizio televisivo (che ricorda molto quelli nostrani sul movimento No-Tav in Val di Susa) sono veramente stomachevoli, e stridono con l’immagine pacata di Leonardo appoggiato al muretto, intervistato dal Blog, che racconta con animo sereno il suo caso, aggiustandosi ogni tanto la frangia ribelle come farebbe ogni teenager. Quella stessa fermezza e lucidità Leonardo la dimostra al momento dell’arresto quando alla domanda del giornalista sul perché si fosse consegnato alla polizia risponde serenamente: “Perché sono innocente”.

Il terrorismo che non ti aspetti

La quotidianità dei Mapuche è assediata dall’insicurezza e dal terrore: terrore dei violenti raid dei militari nelle comunità, terrore dei paramilitari e del loro fanatismo, (come i membri del gruppo di estrema destra “Hernan Trizano” che possiedono armi pesanti – addirittura bazooka – e che minacciano apertamente i Mapuche, ma non sono mai stati arrestati neanche per “minaccia terrorista”), terrore dei processi farsa e delle interminabili detenzioni dei prigionieri politici che lacerano di dolore decine di famiglie impossibilitate a sostenerne le spese processuali.Il terrorismo è qui, dunque. Contrariamente a quello che siamo abituati a pensare, influenzati da certa cinematografia hollywoodiana o seguendo il leitmotiv dei mass media, il terrorismo non lo fanno i poveri per cercare di guadagnarsi un po’ di spazio rispetto a quello misero in cui sono stati emarginati, ma lo fanno i ricchi contro i poveri in maniera scientifica e pianificata per mantenerli nel loro stato di povertà e anzi, se possibile, per farli diventare ancora più poveri. L’uso della violenza tuttavia, coi suoi rischi (e soprattutto i suoi costi) è un rimedio estremo: ugualmente efficaci sono infatti le pressioni e le sanzioni economiche, gli embarghi, le speculazioni sui prezzi dei prodotti d’esportazione e di prima necessità e altre forme di “colonialismo finanziario”, come stiamo tristemente sperimentando in Italia oggi. Il Sud del mondo deve svolgere senza lamentarsi la sua funzione subordinata nel sistema globale, che è quella di farsi rapinare le materie prime e fornire ai paesi ricchi manodopera schiavistica o comunque con retribuzioni da fame. Del resto un sempre maggior divario tra una piccola élite privilegiata e una massa crescente di persone costrette ad enormi privazioni (recentemente anche nelle società dei paesi occidentali) è inconfutabilmente l’obbiettivo delle politiche neo-liberiste attualmente egemoni nel nostro pianeta. Il Cile purtroppo non fa parte di quei paesi dell’America Latina come Equador, Bolivia o Venezuela che, (non senza errori e mancanze), stanno faticosamente cercando la via verso una maggiore giustizia sociale e stanno cercando di emanciparsi dalla storica egemonia degli Stati Uniti, delle multinazionali e delle banche internazionali: troppo potente è la ricca oligarchia cilena legata agli interessi internazionali di cui sopra, il suo controllo sui media nazionali e la sua continuità col regime dittatoriale di Pinochet. Il Cile resta ancora oggi uno stato di polizia, con delatori e collaborazionisti sempre pronti a segnalare qualcuno che “non è dei nostri”, un paese in cui la società civile, (o almeno una parte di essa), percepisce come un fantasma costantemente presente la paura di ricadere nel baratro del proprio annichilimento sperimentato durante la dittatura. Eppure i Mapuche non si fanno vincere dall’angoscia, dalla passività o dal disfattismo, ma affrontano questa situazione a testa alta, non rinunciando a combattere la loro battaglia.” David Monticelli

fonte:beppegrillo.it

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