La Tanzania vuole vendere 100 tonnellate di avorio al Giappone e alla Cina

La Tanzania ha presentato una formale richiesta alla Convenzione Internazionale per il commercio delle specie protette per poter vendere al Giappone e alla Cina 100 tonnellate d’avorio prese dalle sue scorte. Il Paese est africano ha anche chiesto di abbassare il livello di protezione di cui godono gli elefanti come specie tutelata, per consentire il commercio di trofei di caccia e di pellami; i proventi derivanti dalla vendita saranno utilizzati esclusivamente, sostiene il governo tanzano, per la tutela degli animali e per finanziare programmi di sviluppo della fauna selvatica del Paese.

La richiesta governativa è stata subito condannata dalle organizzazioni ambientaliste che hanno etichettato la richiesta come ‘ridicola’, affermando che questa iniziativa viene presa proprio quando il bracconaggio di specie protette sta vivendo una nuove e più forte recrudescenza. Una vendita ‘una tantum’, sostengono le associazioni, sarebbe un incentivo per i cacciatori di frodo, fornendo una scappatoia per immettere nel circuito di vendita anche l’avorio derivante dal bracconaggio. In Africa però già quattro Paesi hanno ottenuto l’autorizzazione a vendere le riserve d’avorio e questo fa temere che il permesso possa essere concesso anche al governo di Dodoma.

Diverso segnale venne invece dato dal Gabon che l’estate scorsa ha bruciato le sue riserve di avorio (derivate dai sequestri) per sottolineare il suo impegno contro il bracconaggio: ”Il Gabon – ha affermato il Presidente del Paese africano Ali Bongo- intende rafforzare le pene per combattere questo fenomeno. Uno sforzo, però, che richiederà una maggiore cooperazione giuridica internazionale”. Un riferimento non troppo velato alle pene non proprio severe previste, nei Paesi consumatori, per chi commerci in avorio illegale.

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