L’articolo 35 del decreto ‘Cresci Italia’ preoccupa chi di mare e sul mare vive

L’articolo 35 del decreto ‘Cresci Italia’ preoccupa non solo ambientalisti, popolazioni e comunità che vivono nelle aree più interessate dalle trivellazioni, ma anche i pescatori. Cioè, chi di mare e sul mare vive. “La pesca italiana non intende assistere, silente e impotente, allo sviluppo di iniziative che rischiano di compromettere delicati equilibri ambientali da cui dipende il proprio futuro e che costringerebbero migliaia di operatori a vivere con la continua minaccia di incidenti che potrebbero cancellare in poche ore anni di sforzi e sacrifici”, dichiara Giampaolo Buonfiglio, presidente Agci-Agrital.Secondo l’associazione generale delle cooperative italiane, l’articolo in questione sarebbe in controtendenza con un quadro normativo comunitario e nazionale, che vede i pescatori impegnati da anni in un processo di adeguamento e che va nella direzione della tutela del mare e delle specie ittiche, finalizzato al raggiungimento della piena sostenibilità delle attività di cattura. Un processo che è passato attraverso misure quali la riduzione della flotta, dell’attività in mare, caratteristiche più selettive degli strumenti di pesca, istituzione di zone di protezione, nuove taglie minime delle specie ittiche catturabili, controlli di ogni tipo.”Tutto ciò – sottolinea Buonfiglio – in nome di una sempre più efficace politica di conservazione delle risorse ittiche che oltre a garantire la rinnovabilità degli stock obbedisca alla più generale esigenza di tutela della biodiversità, riconosciuta ormai in tutte le sedi ed agenzie multilaterali”. Tutti i settori economici operanti sul mare, dalla pesca ai trasporti alle attività estrattive, sono chiamati ad adeguarsi a questo obiettivo riducendo i rispettivi impatti in una visione ecosistemica in cui considerare interazioni e somme degli effetti e dei rischi delle diverse attività secondo un nuovo approccio che in Europa ha dato vita alla Politica Marittima Integrata.

Nonostante questo quadro “in Italia sta accadendo qualcosa in controtendenza, con la riproposizione del vecchio sistema inefficiente e scoordinato in cui mentre ai settori più deboli si continuano a chiedere sforzi e sacrifici, i poteri forti facilitano iniziative senza che una corretta valutazione dell’impatto ambientale, del rischio di incidenti e di interazione negativa con altre attività venga preventivamente richiesta”, denuncia il presidente Agci-Agrital.”E’ il caso delle ricerche petrolifere offshore che il governo Monti, con il decreto Sviluppo, intende sbloccare intorno alle nostre coste, dal canale di Sicilia alla Puglia, senza escludere i bacini più settentrionali dei mari italiani – aggiunge – una attività ad alto impatto e ad alto rischio, di cui l’opinione pubblica, e quindi la politica e le istituzioni, si preoccupano solo in occasione di qualche incidente, come quello della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico”.Secondo Buonfiglio, le trivellazioni in mare, oltre a precludere vaste aree di altre attività, tra cui la pesca, provocano l’allontanamento delle specie ittiche e comportano alti rischi di inquinamento, ancora più intollerabili se si parla di zone strategiche per la tutela della biodiversità (come il Canale di Sicilia) o vicine aree marine protette.

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