Acqua e suolo, difenderli diventi una priorità o dovremo affrontare «costi incalcolabili»

Si è parlato del macrotema acqua affrontandolo secondo le due facce della stessa medaglia,

cioè siccità e pericolo di alluvioni, durante il convegno “Dissesto idrogeologico ed emergenze idriche

al tempo dei cambiamenti climatici” in corso di svolgimento oggi a Firenze, uno degli eventi per

ricordare l’alluvione del ‘66.

Ad organizzarlo Federutility, la Federazione delle imprese

energetiche ed idriche. E questo è un primo elemento di novità: i gestori del servizio idrico integrato

si occupano del tema acqua a 360° compresi anche gli aspetti legati a risorsa idrica e governo del

territorio e non solo del sistema idrico integrato che riguarda il settore idropotabile. Un bel passo in

avanti dato che gli obiettivi dettati dalle direttive europee (2000/60 Acque e 2007/60 Alluvioni) si

possono raggiungere solo in un ottica di lavoro integrato che interessa tutti i settori  di utilizzo.

 

Ma non nascondiamo che i gestori potrebbero avere anche un interesse diretto nella

realizzazione delle opere per la riduzione del rischio idrogeologico dato che gli enti attuatori (enti

pubblici) talvolta hanno evidenziato lacune strutturali e organizzative per rispondere in tempi certi a

quanto previsto dalla pianificazione. Un passaggio ovviamente non scontato; si tratta di rivedere la

normativa – e non è poca cosa – e soprattutto di definire con quali risorse economiche si realizzano

le opere suddette e da dove provengono.

Il tema economico è ritornato a galla più volte

durante il convegno e il direttore generale di Federutility Adolfo Spanziani che nell’occasione ha

presentato il “Rapporto generale sulle Acque: Obiettivo 2020”,  redatto insieme all’Autorità di bacino

dell’Arno ha dichiarato: «Il governo del territorio e la difesa del suolo dovrebbero essere prioritari e

messi in agenda del prossimo esecutivo. Non è neppure pensabile riferendosi a Firenze, la stima dei

costi di un evento simile a quello del ‘66. Il costo è incalcolabile e non sopportabile e per questo si

dovrebbe agire di conseguenza».

Il rapporto contiene numeri sulla situazione attuale della

risorsa idrica e della difesa del suolo nel nostro paese, evidenzia criticità e avanza alcune proposte

(ad esempio una legge obiettivo sulla depurazione) considerando la necessità di raggiungere gli

obiettivi di qualità previsti dall’Europa per non incorrere tra l’altro nelle sanzioni. Il governo della

risorsa idrica va poi calibrato su scenari di lungo termine i prossimi (80-90 anni) non incoraggianti

visti i cambiamenti climatici in atto. Il quadro è stato fatto dal climatologo del ministero dell’Ambiente

Vincenzo Ferrara.

In estrema sintesi, le previsioni fatte dall’Ippc sono meno drammatiche

della situazione reale: spostamento degli anticicloni sub tropicali verso nord, riscaldamento climatico,

desertificazione, innalzamento degli oceani vedono l’Europa al centro di questo processo. L’Area

mediterranea in particolare, sarà soggetta a depauperamento delle risorse idriche (l’Italia già oggi è

al decimo posto a livello mondiale per il prelievo dalle falde), ghiacciai alpini che sono dimezzati

negli ultimi 50 anni, fiumi con portate ridotte del 60-80%.

«In Italia le precipitazioni non

sono diminuite – ha detto Ferrara- ma è la distribuzione che è cambiata. Sono concentrate, cadono in

pochi giorni e talvolta in poche ore livelli di acqua che cadevano in mesi. Quello che è cambiato

rispetto a trent’anni fa è il tempo di ritorno degli eventi, si è dimezzato o ridotto ad un decimo (la

media delle precipitazioni e diminuita e la variabilità e aumentata ndr), perché è cambiata la

statistica delle precipitazioni». Come si intuisce questo è un fattore molto importante in termini di

previsione di eventi estremi e di programmazione degli interventi che impone anche aggiornamenti

rispetto alla “vecchia” pianificazione di bacino.

«L’Europa ci chiede una strategia di

adattamento che non stiamo facendo – ha continuato Ferrara- un adattamento non stazionario, ad un

rischio non stazionario, che ci porti a difendersi e a convivere con gli eventi estremi. Sul piano della

gestione sostenibile delle risorse idriche- ha concluso il climatologo- si dovrebbe pensare ad esempio

a strumenti di governance come le smart water grids che stanno adottando negli stati Uniti e in

Australia dove le nuove tecnologie sono applicate alle reti idriche per i settori idropotabile e irriguo».

Gaia Checcucci, segretario Generale dell’autorità di bacino del fiume Arno nel suo intervento si è

rivolta più volte al governo ,rappresentato da Tullio Fanelli sottosegretario del ministero

dell’Ambiente: «Le direttive europee assegnano la gestione della pianificazione alle Autorità di

distretto che in Italia non sono state istituite. Le Autorità di bacino nazionali ne hanno assunto

provvisoriamente le funzioni ma ci troviamo di fronte ad una precarietà dell’assetto istituzionale che

impedisce di cogliere a pieno le opportunità offerte dalle direttive europee. Ad esempio per quanto

riguarda l’analisi economica richiesta dall’Europa che richiama il principio del recupero integrale dei

costi, siamo indietro sulle conoscenze dei settori agricolo e industriale ed inoltre non sono stati

definiti i costi ambientale e della risorsa compito che spettava al ministero. Ci vuole uno sforzo da

parte dell’amministrazione centrale affinché questo non rimanga un settore dimenticato».

 

Checcucci ha poi tracciato la tempistica per l’attuazione della direttiva “alluvioni” strettamente

collegata a quella “acque” ricordando che le Autorità di distretto hanno la responsabilità di fare il

piano di gestione e individuare gli interventi prioritari «ma dato che la direttiva parla di rischio sono

coinvolti anche gli enti locali con le loro politiche urbanistiche future ma anche per quanto già

realizzato».  Il sottosegretario Fanelli  che ha dichiarato che «sente aria di grande riforma» a nostro

avviso nel suo intervento non ha risposto in pieno alle sollecitazioni che sono state indirizzate al

governo anche perché probabilmente non poteva prendere grandi impegni.

fonte:greenreport.it

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