Dall’abbandono delle campagne cos’è diventato il paesaggio?

Una corretta pianificazione ambientale come risorsa per il territorio

Renzo Moschini*

Si è aperta a Firenze la Biennale dei Beni culturali e Ambientali. Il tema riguarda in particolare il paesaggio in rapporto all’ambiente, insieme per trasformare il nostro territorio in risorsa economica. Che si prenda spunto dal Piano Strategico Nazionale di Sviluppo Rurale che mette a disposizione delle regioni parte dei 17 miliardi di euro delle politiche agricole comunitarie è abbastanza naturale, perché l’utilizzazione di quelle risorse appare tutt’altro che scontata come del resto è accaduto per i Fondi europei.

Mauro Agnoletti, Direttore di Florens 2012, mette però in guardia dall’affrontare questa sfida – a cui ci richiamano anche molte associazioni e fondazioni – interpretandola come un ritorno alla “natura primigenia” visto l’abbandono delle campagna che procede al ritmo di 100.000ha all’anno, dei quali solo una piccola parte (8000ha) è stato trasformato in cemento: 70.000ha sono ora vegetazione arborea e arbustiva che invade campi abbandonati. La Toscana questo rischio lo evitò già un bel po’ di anni fa quando sul piano nazionale l’ambientalismo ed anche parte del mondo della ricerca, consideravano la ‘fuga dalle campagne’ – al di là dei terribili costi sociali – una rivincita della natura. L’abbandono delle campagne, invece specie al sud ebbe non solo pesanti costi sociali ma anche ambientali e paesaggistici.

Sono quelli gli anni in cui la Toscana istituì i suoi parchi regionali con una pianificazione  ambientale fortemente unitaria e integrata che fece dire a non pochi ambientalisti che il piano Cervellati del parco di San Rossore concedeva troppo al paesaggio e alla storia, e troppo poco alla natura.

Poi in tempi molto più recenti, specie dopo che il nuovo Codice dei beni culturali ha sottratto il paesaggio alla pianificazione delle aree protette, questo buon vino è stato parecchio annacquato anche in Toscana, vedi le schede del PIT a cui si è dovuto rimettere mano con il recente accordo della Regione con il ministero.

Ecco perché il Gruppo di San Rossore, d’intesa con il parco di San Rossore, la Legautonomie e altri soggetti impegnati nel mondo della ricerca, sta lavorando per dedicare a questi temi che riguardano il rilancio dei parchi, la sicurezza del suolo e la tutela del paesaggio un Centro studi che dovrebbe anche gestire un Festival annuale in San Rossore su paesaggio e ambiente. Temi che sono già stati discussi, ma sui quali torneremo presto.

*Gruppo San Rossore

fonte:greenreport.it

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