FATE PRESTO E SALVATE IL TERRITORIO

Qualcuno dirà che anche le formiche nel loro piccolo… tuttavia, oggi come mesi fa di fronte all’annunciato fallimento di Rio+20 greenreport.it lancia il suo grido di dolore. Un nuovo FATE PRESTO a lettere cubitali, sgomenti dalle ennesime alluvioni che sconvolgono la nostra (ma non solo) regione – la Toscana – prima di essere costretti a scrivere ORMAI E’ TARDI. A Ecomondo giorni fa i giornalisti dell’ambiente si chiedevano come mai le grandi testate generaliste si occupino di ecologia solo in caso di catastrofi, ma il vero motivo di angoscia è come mai i governi non si smuovano neppure davanti a quelle.

Il nostro amato, fragile territorio, schiacciato da una suicida politica cementificatoria oggi da tutti (ma dov’erano anni fa quando associazioni come Legambiente e Wwf denunciavano questo andazzo?) messa all’indice, ha bisogno di un’operazione a cuore aperto ben più importante di qualunque politica di bilancio. Non ci sono spending rewiew di sorta che possano giustificare l’ennesimo dietrofront sugli stanziamenti necessari non solo per affrontare l’emergenza (e per non farci sangue ulteriormente amaro sorvoliamo su dove i soldi pubblici sembrano finire quotidianamente tra uno scandalo e l’altro…), ma per ridurre il dissesto idrogeologico disseminato lungo tutto lo stivale.

Perché oggi sono le regioni centrali, con la nostra bella Maremma sommersa come in un film apocalittico; ieri quelle del nord; domani quelle del sud. Il dissesto idrogeologico è bipartisan e non guarda ai campanili, l’Italia è un Paese magnificamente fragile, assassinato dal catrame e dal cemento, come cantava De Gregori già molti anni fa.

Se si calcolasse lo spread da quanto c’era da fare e quanto si è fatto non  troveremmo un pazzo al mondo disposto ad investire un centesimo di euro sull’Italia, e quindi tocca fare da noi. Gli angeli del fango di oggi come quelli di sessant’anni fa dimostrano che anche in questo “assurdo belpaese” esiste ancora una meglio gioventù (dove non è l’età che conta, ma la volontà) che crede ancora nella solidarietà e nel bene comune.

Chiunque governerà questo Paese dopo questa estenuante purga – purtroppo necessaria dopo i bagordi berlusconiani – imposta dai tecnici, dovrà ripartite da qui. Magari chiedendo aiuto all’Europa, con la quale, come riportato in un’altra pagina di greenreport.it, deve combattere la guerra planetaria contro i cambiamenti climatici che tanto pesano sulle tragedie italiane. Che è la sfida delle sfide, ormai sotto gli occhi di tutti. E che è ormai più un lavoro di – ahinoi – adattamento al global warming che una reale speranza di ridurre le emissioni in modo tale da impedire l’innalzamento delle temperature come nei peggiori scenari dell’Ipcc. Va insomma cambiato il modello di sviluppo a partire dalle priorità “terrestri” che il genere umano deve ripensare in chiave sostenibile.

Non è il Pil che conta, ma il benessere del territorio che ci ospita; che significa agire secondo il criterio direttore della sostenibilità non solo economica ma ambientale, territoriale, urbanistica e sociale. Un modello di sviluppo in grado di ridurre i  flussi di energia e di materia che, viceversa, sempre più depauperati nonostante la crisi stanno mandando in tilt l’intero pianeta. Un modello economico che dovrà imparare le lezione michelangiolesca del ridurre invece che dell’aggiungere. Del ricostruire, dell’abbattere senza se e senza ma quello che ha messo in pericolo un territorio spostando fiumi o modificando argini o aggredendo foci con ruspe e porticcioli che oggi chiedono il conto di tante “violenze”.

Violenze che non sono (almeno non solo) le fabbriche, vituperate come il male assoluto e oggi inseguite come l’unica ancora di salvezza, bensì seconde e terze case; strutture alberghiere; persino strutture pubbliche costruire là dove non si doveva e poteva. Magari in nome del turismo ex panacea di tutti i problemi finanziari, ambientali e occupazionali “de noantri”. FATE PRESTO quindi, perché se il Corriere della Sera nei giorni scorsi e oggi il Sole24Ore che fino a “ieri” di battaglie contro l’ambiente visto come intralcio allo sviluppo ne hanno fatto una bandiera, arrivano a scrivere «Guai a scherzare con il riscaldamento globale. E poche illusioni. Non c’è solo l’ennesimo allarme lanciato lunedì 12 novembre dall’Agenzia internazionale per l’energia nel suo ultimo outlook. Ecco, per noi italiani, uno sgraditissimo messaggio supplementare: nelle nuove mappe del rischio planetario il nostro paese è, ufficialmente, nelle zone ad alta vulnerabilità climatica»… vuol dire che il baratro, questo sì, altro che quello vagheggiato dai mercati, è già sotto di noi. Per questo con tutto il rispetto per chi oggi sciopera e che ha buonissimi motivi per farlo, noi non aderiamo per urlare con tutta la nostra voce (di formichine) il nostro grido di dolore: FATE PRESTO E SALVATE IL TERRITORIO.

fonte:greenreport.it

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