La generazione ritrovata

Alessandro Farulli

Se c’è una definizione odiosa per i nostri giovani è quella di “generazione perduta”. Chi scrive non ha ancora quarant’anni – anche se ci si sta avvicinando a tappe forzate – e non ha mai fatto le barricate, pur partecipando a tutti gli scioperi nell’età scolastica e universitaria. Ma fossi un ragazzo direi senza esitazione e con buona dose di incazzatura: «Generazione perduta a chi? Tu sarai perduto! Io ho tutta la vita davanti». Della retorica sugli incidenti non ci interessa un granché, delle motivazioni della manifestazione invece ci interessa moltissimo.

E se anche greenreport.it non ha partecipato allo sciopero – come dichiarato senza esitazioni ieri – in quanto abbiamo preferito dare conto delle alluvioni che hanno colpito la nostra regione e Roma, moralmente siamo al fianco di tutti quelli che stanno gridando “basta austerità”. Dopo cinque anni dallo scoppio della crisi è chiaro che la colpa è di tutti tranne che dei ragazzi e dei lavoratori. E se oggi questi chiedono il conto ai governi dell’assenza di una politica che li supporti, hanno solo ragione e argomenti a loro sostegno.

Come dice oggi su Repubblica Jean-Paul Fitoussi riferendosi a Monti e Hollande e al loro impegno contro la Merkel: «Ho l’impressione che prima debbono cambiare idea loro. Hanno interiorizzato il mantra dell’austerity. E’ come quando si lottava contro l’inflazione, vista come il peggiore dei mali. Poi però il fatto di averla vinta non ha impedito la crisi. Stiamo riproducendo lo stesso errore con il debito pubblico, ma qui rischiamo la disaggregazione delle società».

Non c’è manovra che non abbia penalizzato in questi anni la scuola pubblica e la cultura. Che non abbia precarizzato ancor di più i già precari; che non abbia annichilito le speranze di futuro. Questa generazione definita perduta fa pensare ai bimbi sperduti di Peter Pan. Come quelli venivano mandati sull’Isola che non c’è in quanto – caduti dalle carrozzine di tate distratte – non venivano reclamati dai genitori entro sette giorni; così i ragazzi abbandonati dal governo e caduti in disgrazia vivono in un mondo che non c’è, dove peraltro non hanno neppure il sollievo di un Peter Pan che racconta loro le favole o di una fatina che li faccia volare. Cornuti e mazziati i ragazzi di oggi sono stati bollati come “senza futuro” e costretti a crederci come se questo fosse vero. Ma non lo è affatto.

Quale società peggiore è immaginabile più di quella che tarpa le ali ai suoi ragazzi? E in nome di cosa poi? Delle ricette neoliberiste che impongono di tagliare su scuola, ricerca e cultura? Ma chi la vuole questa società? Come può essere desiderabile? Che razza di mondo orwelliano è quello che di fronte ai dissesti idrogeologici causati dall’incuria umana impedisce di metter mano al problema per colpa del rispetto del Patto di stabilità? Ma che patto è? Con chi lo abbiamo firmato? La stabilità dei conti “conta” più dell’ambiente in cui viviamo e della vita delle persone? Che così diventa il patto dell’instabilità, dello sfascio pendulo di un territorio massacrato dagli stessi che oggi in Parlamento ci invitano ad essere austeri e rigorosi…

I tecnici italiani ci hanno tolto di mezzo il peggior governo della storia nazionale guidato dal peggior premier dopo il ventennio fascista, tuttavia i loro meriti finiscono qua. Siamo più credibili in Europa, ma ai ragazzi questo che cosa ha comportato negli ultimi mesi? Niente, perché neppure si è cercato di spiegarglielo. E ora ci lamentiamo perché sono andati sopra le righe? La violenza va sempre condannata, ma pure quella psicologica esercitata e perpetrata nei loro confronti, per non parlare di quella delle forze dell’ordine che è nuovamente sembrata – anch’essa – davvero sopra le righe. La violenza è figlia del nichilismo ma anche della mancanza di rappresentanza, di orizzonti ideali, di un progetto solidale che includa gli esclusi, che ridia protagonismo e speranza agli operai, ai lavoratori, ai giovani ed ai tanti dimenticati e messi ai margini da una società incanaglita che spaccia la macelleria sociale per rigore, ma è poco rigorosa con chi ha molto

Quello che manca davvero insomma sono le risposte, che nessuno pare avere e che solo la politica potrebbe fornire o “immaginare” se avesse ancora la forza di farlo, di dare insomma una risposta a quella parte (già… sarà un caso che si chiamino partiti?) che chiede un futuro almeno da potersi disegnare. Una magnifica illusione in cui credere. Se il mondo come lo conosciamo è finito, costruiamone un altro con la generazione ritrovata, che ci sta chiedendo “solo” questo e che ci dice che “un altro mondo è possibile”, anche se nessuno sta aiutandoli a costruirlo su nuove fondamenta.

fonte:greenreport.it

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