Legge sul consumo di suolo: tutto positivo?

Con la legge sul consumo di suolo il governo Monti guadagna il plauso delle associazioni ambientaliste e di quelle che si occupano di agricoltura. Si tratta del primo risultato positivo dopo una serie di contrarietà ottenute in materia di tutela ambientale, politiche industriali, energie rinnovabili, bonifiche da inquinamento. Ma anche su questo aspetto, come vedremo, non mancano gli aspetti critici, per via delle deroghe previste per le opere di cosiddetta  “pubblica utilità”.

Cerchiamo di esaminare i fatti. Lo scorso 16 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo (cfr. comunicato stampa n. 45 del 14 settembre 2012). Il DDL, proposto dai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per i beni culturali e dello sviluppo economico-infrastrutture, dispone il divieto di mutamento di destinazione per almeno 5 anni per le superfici agricole che hanno ricevuto aiuti di Stato o comunitari.

Fissando, a livello nazionale, l’estensione massima di superficie agricola consumabile, si salvaguarda infatti la destinazione agricola dei suoli. Negli obiettivi del decreto il mantenimento dell’attività agricola consente di poter gestire il territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesti idrogeologici, tutelando così non solo il nostro paesaggio ma anche la nostra produzione agricola.

Come sottolinea però il Forum Salviamo il Paesaggio, il disegno di legge ha anche degli aspetti più scuri. Vediamo questo passaggio dell’articolo 8 del decreto:

c1. Per 3 anni dalla data di entrata in vigore della presente legge al fine di consentire l’attuazione di quanto previsto all’art 3 non è consentito il consumo di superficie agricola.

c2. Sono fatte salve le opere pubbliche e di pubblica utilità e le previsioni degli strumenti urbanistici con contenuti conformativi della proprietà vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché gli interventi strumentali

all’esercizio dell’attività di cui all’art. 2135 del Codice civile.

c3. Sono fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome che provvedono alla finalità della presente legge ai sensi dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.

Il comma n. 2 evidentemente tratta un aspetto delicato. E’ evidente che per “opere pubbliche e di pubblica utilità” si intende la gran parte della grandi opere che, in questa fase di “ridotta nuova attività edilizia” consumano la maggior parte di nuovo suolo agricolo. Il Forum Salviamo il Paesaggio commenta con delle domande in cerca di risposta: “Chi decide quali opere possano essere considerate di pubblica utilità? È prioritario salvaguardare l’agricoltura e promuovere la sovranità alimentare, o realizzare una nuova infrastrutture?

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.salviamoilpaesaggio.it/

fonte:aamterranuova.it

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