MONSANTO & CO, PICCOLE STORIE DI AVVELENAMENTI OGM? DISERBANTI CANCEROGENI?

California: l’8 Novembre di quest’anno, gli elettori Californiani sono stati chiamati alle urne per esprimersi in merito all’etichettatura dei prodotti OGM.

Tutto sembra andare per il verso giusto, fino a poco più di un mese fa i sondaggi davano chiaramente a intendere che, presto, tutti i prodotti contenenti organismi g

eneticamente modificati, avrebbero dovuto evidenziare tale caratteristica in chiaro, sulle etichette.Ma qualcosa va storto, e così la “proposition 37″, finisce bocciata con il quasi 60% di pareri contrari.Cosa è successo nelle ultime settimane?

Una campagna massiva a colpi di spot pubblicitari, per la quale Monsanto e altre aziende biotech hanno investito la considerevole cifra di 44 milioni di dollari, convince gli elettori che “l’etichettatura costerebbe alle famiglie ogni anno centinaia di dollari”.

I motivi di una tale mobilitazione economica, sono da ricercarsi nel fatto che la California sarebbe stata il primo stato a richiedere l’etichettatura di una gamma di prodotti così vasta. In ambito globale, inoltre, la California consuma il 12% di tutti i generi alimentari degli USA…una grossa fetta di mercato, dunque.

Spostiamoci ad Anniston, in Alabama. Dal 7 Gennaio, l’azienda e’ sotto processo per aver avvenenato consapevolmente i cittadini.

Una lunga inchiesta pubblicata sul Washington Post, contenente documenti riservati e interni alla multinazionale

(articolo originale qui http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A46648-2001Dec31),

mostra come questa fosse a conoscenza dell’elevatissima tossicità dei refrigeranti utilizzati per produrre materiale elettrico.

Tali documenti furono tenuti nascosti per 11 anni, fino al 1977, quando tali materiali, i PCB, furono messi al bando.

Questi sono solo due esempi recenti, ma la storia della Monsanto è in realtà un susseguirsi di scandali…

Condanna per avvelenamento da agente “orange” in Gran Bretagna, per gli erbicidi (il famigerato “RoundUp”, già proibito anche in Canada, Belgio, UK) in Francia…

Per citare un caso nostrano, la multinazionale intentò causa l’Italia nel 2000: Il governo di allora, vietò l’immissione nel mercato di alcuni prodotti contenenti granturco OGM, ma in quel caso, fortunatamente, la Corte Europea rigettò il ricorso.

Purtroppo però il 12 settembre di quest’anno, le cose sono cambiate: con la sentenza “Pioneer”, è lo stesso tribunale Europeo a imporre il commercio di mais transgenico nel nostro paese, in quanto, essendo la sua importazione regolata a livello comunitario (e pertanto ammessa) non può essere bloccata da normative statali o regionali.

In sostanza, “ubi maior, minor cessat”, il diritto nazionale, non può prevalere su quello comunitario…

Che sia un effetto della cessione di Sovranità ad enti sovranazionali?

In fin dei conti “non spetta ai produttori dimostrare che una sostanza da loro prodotta sia innocua”: questo enunciato viene definito PRINCIPIO PRECAUZIONALE, e naturalmente, ad oggi, non esiste in nessun paese alcuna legge che lo regoli.

Per dimostrare quanto appena espresso ci spostiamo in Europa, presso gli uffici dell’EFSA.

L’EFSA è l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, un ente incaricato di valutare i prodotti proposti dalle varie multinazionali che vorrebbero commercializzarli.

Federica Ferrario, di Greenpeace, intervistata da Lifegate a proposito del famigerato mais “Mon863″ (il mais divenuto celebre grazie alle foto pubblicate online sugli effetti devastanti mostrati dalle cavie che lo avevano ingerito) rende noto:

“[…]l’EFSA si limita a visionare e a valutare dossier con dati che le vengono sottoposti direttamente dall’azienda che chiede l’autorizzazione di un proprio prodotto. […] il principio alla base è che la multinazionale che chiede l’autorizzazione deve sobbarcarsi i costi e la “fatica” dello studio.

E purtroppo, non è previsto alcun un esame collaterale, verifica, controprova di queste informazioni. Nel caso del Mon 863, la cosa più sensata da fare sarebbe stata quella di chiedere ulteriori analisi, per studiare meglio i problemi legati a questo Ogm. Invece l’EFSA ha preferito chiudere gli occhi e dare l’ok, nascondendosi dietro questa frase “è improbabile che questo mais causi danni ad ambiente e salute”

(Intervista integrale qui: http://www.lifegate.it/it/eco/people/alimentazione/attualita/ogm_la_vera_storia_del_dossier_segreto_monsanto.html)

In pratica, chi dovrebbe controllare quello che mangiamo, si basa esclusivamente sugli studi forniti dalle multinazionali stesse per valutare un nuovo prodotto.

Questi “enti di controllo” seppur indipendenti dalla Commissione o dal Parlamento Europeo, servono unicamente a dare il loro parere in merito a una questione, mentre la decisione finale è esclusivamente di ambito POLITICO, in quanto spettante alla Commissione stessa.

Attenzione, però: Nei paesi della UE, esisterebbe un obbligo circa la segnalazione degli alimenti OGM sull’etichetta…tuttavia è rarissimo trovare tale dicitura sui prodotti. Come mai? Semplice: La normativa esclude dalla definizione gli organismi ottenuti per mutagenesi o fusione…

E che cosa si intende per mutagenesi? “Qualsiasi modificazione artificialmente indotta sull’acido nucleico, ottenenuta anche con radiazioni”…

Il che significa che per la direttiva Ue…un mais o una soia Ogm possono “non definirsi” Ogm.

Ma non è finita qui, in quanto questa direttiva si estende anche ai prodotti animali: Il fatto che questi vengano nutriti con mangimi OGM, non fa si che i loro derivati (carne, uova eccetera) vengano etichettati come tali…

Nel frattempo, in Europa, vengono importati ogni anno milioni di tonnellate di mangimi OGM, che rispondono al fabbisogno di quasi l’80% della nutrizione animale.

Pensate, questi OGM fanno talmente bene, che le compagnie di assicurazioni americane, che ovviamente sono tutte incompetenti, si sono rifiutate di assicurare i produttori di prodotti transgenici dai disastri ambientali conseguenti il loro rilascio nell’ambiente.

La stessa Monsanto è convintissima della loro innocuità, infatti, oltre a spendere milioni di dollari in pubblicità per convincere l’utenza di quanto siano buoni e salutari…li bandisce dalle proprie mense aziendali.

Proprio cosi’, alla mensa aziendale Monsanto, niente OGM. Leggere per credere (http://www.rfb.it/csa/links/archivio/mensa_monsanto.htm).

Per coerenza, chiederei a Andrew McKenna di mcDonald’s di diventare vegano, e a Scaroni di ENI di comprarsi un’auto elettrica, a questo punto…

Per tutto il resto, vi rimando al documentario “Il mondo secondo Monsanto”, visibile su YouTube in versione integrale.

Fonte: IL FARO EVOLUTION – informazione alternativa

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie