Sioux, tragedie e vittorie all’ombra di Wounded Knee

Dopo 150 anni di promesse infrante, i Lakota Oglala della riserva di Pine Ridge, teatro di un terribile massacro, tentano di far rinascere usanze, costumi, lingua e credenze tribali (senza dimenticare di festeggiare la vittoria su Custer a Little Bighorn)

Nella cittadina di Wounded Knee, un gruppo di adolescenti si ritrova all’aperto nonostante la minaccia di un temporale estivo.

Quasi tutte le atrocità della storia hanno un centro simbolico, un luogo il cui nome evoca la tragedia di un intero popolo: Auschwitz, Robben Island, Nanchino. Per i Lakota Oglala della riserva indiana di Pine Ridge, quel luogo è una collina vicino a un torrente, il Wounded Knee Creek. Da lontano, sembra solo un’altura pittoresca punteggiata da alberi, come ce ne sono tante nella prateria. Ma qui, presso la fossa comune dove sono sepolte tutte le vittime della strage avvenuta in una mattina d’inverno di più di 100 anni fa, è facile credere che certe misteriose energie – atti di tremenda violenza e di amore trascendente – aleggino ancora nell’aria e possano restarvi sospese per sempre. A Wounded Knee, il 29 dicembre 1890, almeno 146 indiani furono uccisi dalle truppe del Settimo Cavalleggeri. Per i Sioux e gli altri popoli nativi americani, questo luogo resta un potente simbolo dell’ingiustizia subita.

fonte:nationalgeographic.it

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