Olio buono? ecco come riconoscerlo

Se vi propongono, in un qualsiasi supermercato nazionale, un olio extravergine di oliva a € 2.79 sarà il caso di tirare dritto, e ci sono buoni motivi per farlo. Per avere un litro di buon olio toscano al frantoio ci vogliono almeno 8-9 euro, e si sale a 10-15 in zone come la Liguria. I prezzi si dimezzano in Puglia e Calabria, dove c’è una produzione maggiore, ma non potranno mai concorrere con quelli delle misture provenienti dal Nord Africa.

Preferire il prodotto 100% italiano non è solo una questione di principio, ma una scelta etica, ecologica e di salute che si intreccia anche al gusto.

I numeri dell’inganno

L’Italia ha una produzione annuale di circa 500 mila tonnellate di olio extravergine di oliva, ormai scavalcata dall’importazione (583 mila tonnellate nel 2011), la cui costante crescita rischia di sconvolgere l’olivicoltura nazionale.

Almeno la metà dell’olio extravergine imbottigliato nel nostro Paese non è italiano e probabilmente neppure un vero extravergine” ha dichiarato Giuseppe Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia). L’olio straniero viene miscelato alle produzioni nostrane o spacciato come made in Italy all’insaputa dei cittadini-consumatori, finendo per danneggiare “il sistama paese”.

L’inganno si capisce dai numeri che non tornano: ogni anno si vendono tra le 800 e le 900 mila tonnellate di olio solo apparentemente italiano, mentre la produzione degli oleifici, come abbiamo visto, non supera le 500 mila. A causa delle falsificazioni, che hanno trovato spesso copertura anche in funzionari preposti al controllo, il prezzo pagato agli agricoltori per il vero olio di oliva italiano è crollato del 15%.

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