Traffico illegale di fauna selvatica: un business miliardario

Chi pensa che la criminalità organizzata si occupi solo di spaccio di droga e di prostituzione si sbaglia di grosso. Anche acquistando animali rari sul mercato nero oppure oggetti di avorio e pellicce di specie protette da commercianti senza scrupoli si incentiva la mafia, che si finanzia anche con il traffico illegale di fauna selvatica o protetta.

Il business del commercio illegale di animali ha raggiunto a livello globale una portata davvero imponente. Le organizzazioni criminali ne ricavano 19 miliardi all’anno: un guadagno che segue a ruota quello proveniente da altri 3 campi di azione della mafia internazionale, cioè la droga, i capi contraffatti ed il traffico di esseri umani.

Il traffico di animali è il quarto business illegale al mondo per ricavi e portata di azione: una vera miniera d’oro per le organizzazioni criminali italiane e straniere.

Un recente rapporto sul tema intitolato “Combattere il traffico illegale di fauna selvatica: una consultazione con i governi”, realizzato dal Wwf in collaborazione con l’associazione Traffic, ha messo in luce una situazione alquanto preoccupante. Il valore del commercio illegale di fauna selvatica sarebbe di ben 10 miliardi di dollari ogni anno.

Uno dei rami più redditizi in questo campo per le organizzazioni criminali, per esempio, è il commercio del corno di rinoceronte (specie protetta in via di estinzione) che è valutato ben 60 mila dollari al chilo.

Le mafie internazionali traggono enormi ricavi anche dal traffico di specie ittiche ed uccelli: ogni anno sono 100 milioni le tonnellate di pesce pescato e venduto illegalmente nel mondo, 1 milione e mezzo gli uccellini vivi venduti sul mercato nero e 440 mila le tonnellate di piante medicinali smerciate nel totale disprezzo della legge.

Il Wwf ha lanciato Kill the trade that kills, una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica ed arrestare il devastante fenomeno del traffico illegale di animali protetti.

A pagare le conseguenze dei cosiddetti “crimini ambientali” non sono, infatti, solo tigri, leopardi, elefanti, rinoceronti, uccelli e pesci, ma anche le popolazioni umane che vivono nei territori colpiti dal fenomeno.

Inoltre i profitti derivanti dal traffico illegale di fauna selvatica vengono spesso impiegati nell’acquisto di armi, usate per compiere atti di terrorismo o per finanziare le guerre civili che ogni giorno fanno migliaia di vittime innocenti in moltissimi Paesi del globo.

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