Dai derivati del Monte dei Paschi a quelli sul cibo, il grande problema rimane la finanza sregolata

La negoziazione delle commodity agricole sbarca in Italia con Agrex: rampa di lancio per la speculazione?

Antonio Tricarico, Re:Common per greenreport.it

Lo scandalo Monte dei Paschi ha riportato alla ribalta delle cronache i prodotti finanziari derivati, già finiti sul banco degli imputati per le truffe ai danni degli enti locali e per il maquillage del debito pubblico di Italia e Grecia. Un’operazione, quest’ultima, che servì per far entrare i due Paesi nell’euro. Ma i derivati non sono utilizzati solo nel settore monetario o in quello azionario. Anche da noi attecchiscono sempre di più i derivati collegati alle commodity, in particolare quelle agricole. Qualche giorno fa, alla Borsa di Milano è stato lanciato un nuovo segmento di mercato, Agrex, dedicato alla negoziazione degli strumenti finanziari derivati aventi come sottostante commodity agricole e relativi indici.

Nella fase iniziale sono ammessi contratti future su grano duro, fondamentale in Italia per l’industria della pasta. Gli esperti della Barilla e altri attori hanno dato il benvenuto al nuovo prodotto, data la forte volatilità che si è registrata negli ultimi mesi sul prezzo del grano duro, con la speranza che i derivati stabilizzino i profitti dei produttori e di tutti i protagonisti della filiera. Per il momento i nuovi future saranno scambiati con obbligo di consegna del sottostante, ossia degli stock di grano, ma è probabile che questi prodotti finiranno poi impacchettati nei cosiddetti fondi indice. Questi ultimi investono in panieri che assemblano future collegati a varie commodity, inducendo così una correlazione tra le variazioni dei prezzi delle singole merci. Quello che già accade da anni per i tre prodotti agricoli globalizzati, grano e soia e mais, con grande instabilità dei prezzi.

Proprio con i derivati agricoli si può speculare sul prezzo del cibo garantendosi con lauti guadagni, specialmente quando sui raccolti regnano grosse incertezze. Quelli che sono pensati come strumenti assicurativi per stabilizzare i mercati, finiscono quindi per generare ancora più volatilità nei prezzi, il tutto a vantaggio dei trader finanziari che speculano.

Emblematici i dati riguardanti la Goldman Sachs, da tanti imputati come il “male assoluto” della finanza globale. Secondo le analisi della Ong inglese World Development Movement, nel 2012 la banca d’affari statunitense ha realizzato 400 milioni di dollari di profitti dalle scommesse sulle commodity agricole, quali grano, mais, caffè e zucchero. Goldman Sachs ha così aumentato di ben il 68 per cento i guadagni rispetto allo scorso anno e i suoi manager e trader si sono assicurati un pacchetto di bonus pari alla media individuale di 250mila dollari! Il tutto proprio quando le Nazioni Unite hanno messo in guardia sui rischi di nuove crisi alimentari nel 2013 in seguito ai magri raccolti negli Stati Uniti ed in Ucraina. I prezzi delle principali derrate hanno toccato nuovamente picchi record lo scorso settembre. Non a caso il gigante mondiale del trading fisico delle commodity, la svizzera Glencore, lo scorso agosto ha ammesso che la siccità negli Stati Uniti sarà “un evento positivo per la società”.

Goldman Sachs, insieme a Barclays e Morgan Stanley, domina questo settore di mercato e ha  conseguito grossi profitti gestendo fondi di commodity che investono i soldi di fondi pensione, compagnie assicuratrici e ricche famiglie. Ovviamente ottenendo commissioni molto elevate.

La banche di investimento e gli hedge fund sostengono che la speculazione finanziaria non ha alcun impatto sul prezzo reale del cibo e che in ogni caso questa correlazione non è stata provata. Ma negli ultimi anni si è sviluppato un consenso crescente che reputa l’influsso di denaro in questi mercati come causa di aumento della domanda, fattore che inevitabilmente ha pompato i prezzi finali. Si pensi che da quando la deregolamentazione ha consentito la creazione di fondi per le commodity, istituzioni finanziarie come Goldman hanno incanalato più di 200 miliardi di dollari di investimenti nel settore. Guarda caso dal 2008 abbiamo avuto una serie senza fine di crisi alimentari dovuti a picchi vertiginosi nei prezzi delle derrate alimentari.

La Deutsche Bank, finita nell’occhio del ciclone lo scorso ottobre per i suoi investimenti speculativi sul cibo, dopo aver analizzato le dinamiche dei prezzi ha concluso anch’essa che gli investimenti finanziari non causano l’aumento dei prezzi e per questo ha detto che continuerà a operare come nel recente passato. Stessa litania da parte dell’amministratore delegato della Nestlé, che esclude ogni responsabilità della speculazione finanziaria. Allora ne possiamo essere certi e dormire sogni tranquilli, probabilmente andando a letto senza cena…

fonte:greenreport.it

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