Dal ‘cuore’ della terra un accorato appello alla politica italiana

In maniera ciclica, dopo il verificarsi di disastri che causano danni materiali e morti legate agli eventi climatici estremi e all’incuria nel governo e nella gestione del territorio, le istituzioni nazionali e locali parlano di investimenti da destinare alla prevenzione, di manutenzione, di “messa in sicurezza” del territorio.

In queste occasioni si fa anche riferimento al necessario ricorso alla consulenza e al supporto di alcune professionalità proprio nella fase di prevenzione e non solo, come invece avviene prevalentemente oggi, per sentire il loro parere quando i drammatici eventi si sono già verificati.

Tra questi professioni c’è quella del geologo e proprio in questo contesto ed in vista delle prossime elezioni politiche, il Consiglio nazionale dei geologi (Cng), ricordando che la gestione del territorio non è un costo ma un volano per l’economia, cerca un’interlocuzione preventiva con la politica. Per questo il Cng ha inviato a tutti i candidati premier ed a tutti i  partiti, un Manifesto in 12 punti partendo dall’analisi dei dati: le aree ad elevata criticità idrogeologica sono il 10% della superficie italiana e coinvolgono l’89% dei comuni, mentre le persone esposte ad un elevato rischio idrogeologico sono almeno 6 milioni e gli edifici a rischio sono circa 1,2 milioni. Le aree ad elevato rischio sismico sono ben oltre il 50% del territorio nazionale e interessano il 36% dei comuni; le persone esposte ad un elevato rischio sismico sono 22 milioni e gli edifici a rischio sono 5,5 milioni, fra i quali ovviamente scuole ed ospedali.

«Occorre perciò che il nuovo Governo abbia davvero a cuore la vera emergenza del Paese che è quella di ridurre le aree a elevato rischio idrogeologico-idraulico come di dare pratica attuazione, con intelligente scala di priorità, alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio ai fini sismici- hanno sottolineato dal Cng- Così noi auspichiamo che tutte le componenti della società, dalle istituzioni alla politica, al mondo della ricerca e delle categorie imprenditoriali e professionali, abbandonando definitivamente i particolarismi e gli ostracismi, collaborino attivamente alla stesura di un vero e serio programma di prevenzione che, partendo dalla conoscenza delle problematiche, del quadro territoriale coinvolto e dai mutamenti climatici in atto, possa dare ai cittadini la certezza che i fenomeni naturali possono essere gestiti e non continuamente subiti».

Per questi motivi i geologi italiani chiedono agli schieramenti politici l’impegno di assumere in tempi rapidi decisioni efficaci sui processi di riforma delle politiche di prevenzione ancora scarsamente applicate e assolutamente carenti di risorse economiche. Tra gli aspetti fondamentali da affrontare: l’accorpamento di alcuni enti per evitare sovrapposizioni e l’eccessiva frammentazione di competenze; l’istituzione di un’autorità regionale per l’approvazione di opere strategiche che sia in grado di contingentare i tempi degli iter burocratici; il riconoscimento ai privati della possibilità di godere benefici fiscali se adeguano i propri edifici riducendo il rischio idrogeologico o mettendo in atto un appropriato adeguamento sismico, benefici quali per esempio la detrazione degli oneri di indagine, progettazione e realizzazione delle opere di adeguamento; devono essere contrastate pesantemente le azioni di enti locali, operatori economici, singoli cittadini che non rispettano le condizioni di pericolosità geologica definite negli strumenti urbanistici; non deve più essere possibile attuare con soldi pubblici interventi di messa in sicurezza per edifici privati costruiti in zone classificate a rischio.

Gli edifici costruiti in zone classificate a rischio elevato che non possono essere messi in sicurezza devono essere demoliti e deve essere attuata la “tolleranza zero” nei confronti dell’abusivismo. Inoltre, secondo i geologi, è necessario rivedere la legge Urbanistica nazionale risalente al 1942  per sostituirla con una legge di Governo del territorio, mentre per quanto riguarda l’energia geotermica a bassa entalpia, chiedono che il Governo si faccia parte diligente per la promozione di una legislazione adeguata e aiuti finanziari (borse di studio o prestiti) per lo sviluppo della geotermia. E’ necessario poi sviluppare una nuova legge mineraria al fine di affrontare lo studio e la soluzione delle nuove sfide della nostra industria mineraria (rocce ornamentali, prodotti di cava, ghiaia e aggregati, cattura e stoccaggio di CO2,ecc.).

Infine il Cng si sofferma sugli importanti aspetti legati alla formazione chiedendo «che sia rafforzata la presenza delle materie geologiche nei programmi delle Scuole superiori per una maggiore diffusione della cultura geologica. Nel nostro Paese le Scienze Geologiche hanno un ruolo del tutto marginale nella già scarna offerta formativa scientifica dei programmi scolastici ministeriali. Le Scienze Geologiche trovano, infatti, poco spazio nell’insegnamento della Scuola secondaria di primo grado e nei curricula quinquennali della Scuola secondaria di secondo grado. Solo la diffusione di un’adeguata cultura scientifica nel settore delle Scienze Geologiche potrà consentire al Cittadino di mettere in atto misure di autoprotezione e prevenzione efficaci».

fonte:greenreport.it

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