In Toscana c’è ancora Mal’Aria, Legambiente: «Ci avete rotto le bolle!»

Il 2013 in Toscana, almeno in alcuni centri urbani, è iniziato all’insegna delle  polveri sottili (Pm10) con diverse giornate in cui è stato superato il limite normativo (50 µg/m3), a conferma della situazione pessima della qualità dell’aria registrata nell’ultimo periodo dello scorso anno. Cade quindi a “fagiolo” l’iniziativa ad effetto di Legambiente Toscana in occasione della giornata nazionale di Mal’Aria.

Con lo slogan «Ci avete rotto le bolle!» una ventina di attivisti in tuta gialla e mascherina con in mano cartelloni e striscioni hanno dato vita ad un green flash mob, un’azione simbolica contro le polveri sottili e l’inquinamento atmosferico. L’iniziativa si è svolta stamane in piazza Beccaria, dove i manifestanti si sono posti al centro della piazza soffiando tutti contemporaneamente dentro le bolle di sapone macchiate di fumo nero e smog per ricordare ai passanti le tante nocività a cui sono sottoposti ogni giorno migliaia di persone.

«La Comunità Europea ha sancito il 2013 come l’anno europeo della qualità dell’aria ma nonostante tutto l’emergenza smog è una realtà quotidiana – ha sottolineato Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – Lo confermano i dati del dossier Mal’Aria, la storica campagna di Legambiente sull’inquinamento atmosferico, che rileva in particolare come anche il nuovo anno si sia aperto con una conferma eclatante degli elevati livelli di Pm10 nell’aria delle città capoluogo della Toscana. A far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il Pm10 e il Pm2,5 .

Nel 2012- ha continuato Ferruzza, sono stati dunque tre i capoluoghi di provincia toscani (Firenze, Lucca e Prato) che hanno maggiormente superato il bonus di 35 giorni previsti per legge secondo la classifica di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio”. Nel redigere questa classifica si è presa come riferimento la centralina peggiore, ovvero che ha registrato il maggior numero di superamenti nel corso dell’anno», non distinguendo quindi tra tipologia di stazione (urbana, rurale, fondo e traffico) come prescrive la norma  (Dlgs. 155/2010 Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa”).

Comunque la si guardi il problema rimane e oltre alle polveri sottili in Toscana persiste la criticità per il biossido di azoto e per l’ozono. Per quanto riguarda il primo inquinante la media dei valori medi annuali, registrati dalle centraline urbane sul territorio comunale, dimostrano come Firenze piazzandosi al 1° posto nazionale (in negativo), non è riuscita a rispettare i limiti superando quello indicato dalla legge con un valore medio di 40 μg/m3 (Legambiente, rapporto Ecosistema Urbano XIX edizione 2012). Per l’ozono la criticità si presenta nei mesi estivi. I limiti previsti dalla normativa per le emissioni di ozono troposferico (O3) consentono un massimo di 25 giorni di superamento della soglia giornaliera pari a 120 µg/m3 mediata su otto ore consecutive. In Toscana, i limiti sono stati superati da città come Lucca e Firenze rispettivamente con 46 e 40giorni di superamento (Legambiente, rapporto Ecosistema Urbano XIX edizione 2012).

«E’ crisi. C’è, prima ancora di quella economica, una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe purtroppo molte realtà locali- ha aggiunto Ferruzza- Una crisi della capacità di innovazione delle scelte utili che frena oggi quegli interventi necessari a rendere più pulite e sostenibili le nostre realtà urbane. Ogni anno la stessa domanda. Città malate croniche di traffico e smog? Un problema mai affrontato radicalmente. Occorre infatti che gli enti locali promuovano finalmente la cosiddetta mobilità dolce, solo così potremo ottenere la riduzione di smog e rumore, in vista di un modello trasportistico più sobrio, equo e sostenibile!», ha concluso il presidente di Legambiente Toscana.

Si ricorda che gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute dell’uomo sono noti da tempo. Da uno studio del 2010 (Healt and Environment in Europe: Progress Assessment 2010), per citare un lavoro recente, emerge che le morti infantili legate alle malattie respiratorie, corrispondono ancora al 12% del totale e che c’è una nuova visione ormai acquisita sugli impatti delle polveri sottili (PM10 e PM2.5) relativamente alle malattie cardiovascolari. Molti studi indicano l’inquinamento dell’aria come la maggior causa di ricoveri, malattie e morti per problemi respiratori. Il particolato fine riduce le aspettative di vita di circa 9 mesi ed è la causa dell’insorgere di nuove malattie respiratorie. Ad oggi l’asma è una delle malattie croniche più comuni nei bambini, specialmente nelle aree urbane. Secondo tale studio se si riducessero le concentrazioni di polveri sottili fino a 20 µg/m3 si ridurrebbero i casi sanitari del 7% e si ridurrebbe la mortalità del 15%.

Se venissero attuate le indicazioni previste dalle norme in vigore attualmente, si stima che le emissioni delle polveri sottili verrebbero ridotte del 50% e quindi si ridurrebbero di 500 mila unità le morti legati ai processi di inquinamento.

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