Novant’anni e sei milioni di esseri viventi: riuscirà l’uomo a battezzare tutte le specie?

Un gruppo di ricercatori coordinato dall’università neozelandese di Auckland si è posto un obiettivo ambizioso ma – sembra – raggiungibile: dare un nome ai 6 milioni di esseri viventi che popolano il nostro pianeta entro la fine del secolo. Secondo un articolo pubblicato sulla rivista Science, i ricercatori tra l’altro rivedono al ribasso il tasso di estinzione delle specie e confidano di poterle identificare tutte prima della loro scomparsa in meno di 90 anni.

«Sovrastime del numero di specie esistenti sulla Terra sono controproducenti perché possono far perdere la speranza nel riuscire a scoprire e salvaguardare la biodiversità esistente- ha sottolineato il responsabile dello studio Mark Costello – Il nostro lavoro dimostra invece come questo non sia vero. Siamo anzi convinti che, con un modesto sforzo in più, la maggior parte delle specie potrebbe essere scoperta e protetta dall’estinzione».

Le tesi riportate nello studio sono un attacco alle convinzioni di molti biologi, secondo i quali la maggior parte delle specie attualmente esistenti sul pianeta si estinguerà ben prima che i ricercatori riusciranno a catalogarle. Lo studio neozelandese confuta questa tesi, dimostrandone due errori di fondo: da un lato si sovrastima il numero di specie esistenti, dall’altro risulterebbe errata l’opinione comune secondo cui il numero dei tassonomi, cioè gli specialisti professionisti e non, a identificare le specie, sia in calo. Nel merito per i ricercatori dell’Università di Auckland esisterebbero nel complesso tra 2 e 6 milioni di specie sul pianeta, quindi molto meno delle 100 milioni ipotizzate da altri studi, e di queste ne conosciamo già 1,5 milioni.

Vengono inoltre riviste le stime di perdita della biodiversità: le stime del gruppo di lavoro guidato da Costello parlano di meno dell’ 1% ogni dieci anni, a fronte di altri lavori che attestano il tasso di estinzione intorno al 5% ogni dieci anni. Per quanto attiene la seconda confutazione, nell’articolo viene evidenziato come il numero di persone impegnate nell’imponente lavoro di raccolta e descrizione di nuove specie non sia mai stato così elevato. Infatti secondo Costello la comunità di studiosi e dilettanti è infatti incrementata notevolmente in Asia e Sud America, regioni particolarmente ricche di biodiversità. In conclusione lo studio pone il limite del 2100  per completare questo lavoro che immaginiamo dovrebbe essere fatto da diverse generazioni di scienziati e supportato da ingenti risorse economiche.

greenreport.it

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