Cosa sta uccidendo i delfini del Tirreno?

Le stenelle sono i delfini più numerosi nei nostri mari, caratterizzate dalle forme slanciate e da un’elegantissima livrea striata. In questo momento stanno morendo a decine lungo le coste tirreniche. Dai primi dell’anno a oggi ne sono state ritrovate oltre 30 carcasse spiaggiate dalla Toscana alla Sicilia, cioè dieci volte la media degli ultimi 25 anni, e in genere i delfini che finiscono cadaveri lungo la costa sono solo una piccola parte del totale.

In tempi in cui papi abdicano e politici si scannano per conquistarsi i nostri voti con trite e inverosimili promesse, ci sarà certo chi si chiede se questo sia il momento di preoccuparsi per qualche delfino morto. Mi permetto di dissentire con veemenza. L’umanità intera è come uno scaracchio sul pavimento dell’universo, e le nostre interne vicende, per quanto coinvolgenti, non devono ostruirci la visione degli avvenimenti esterni allo scaracchio – soprattutto se sono legati alle condizione dell’ambiente che ci mantiene in vita. Nella sua cieca, antropocentrica arroganza l’uomo non dovrebbe dimenticare che quella carcassa putrescente sulla spiaggia, invece che di delfino, potrebbe un giorno essere la sua.

Quale sia l’agente dell’anomala, imponente mortalità delle stenelle non lo si è ancora capito. Dai rilievi condotti dal CERT (Cetacean Emergency Response Team), l’apposita struttura di pronto intervento istituita presso l’Università di Padova, in collaborazione con l’Arpat, gli Istituti Zooprofilattici, le Asl e le Capitanerie di Porto, non è ancor dato di capire quale possa essere, o essere stata, la causa della moria in atto, anche considerando lo stato di avanzata decomposizione della maggior parte delle carcasse. Le analisi sono in corso.

La risposta a questa emergenza dimostra che in Italia è presente un meccanismo capace di collegare le diverse professionalità necessarie a portare a termine la complessa procedura che parte dalla segnalazione dello spiaggiamento, all’intervento in loco, al ricupero dei dati e dei campioni, e alla loro analisi per cercare di capire le cause dell’evento. Il meccanismo funziona, e l’emergenza viene affrontata dalle persone giuste. Ma non è ancora sistema, e il successo è ancora basato sulla buona volontà e sullo sforzo individuale. Anni fa il sistema è stato progettato con il contributo di esperti afferenti alle più diverse discipline, e sulla base di intese tra differenti dicasteri competenti in materia. Tuttavia una vera e propria rete di rilevamento e intervento per emergenze di questo genere, su scala nazionale, ancora in Italia non c’è. Gli elementi esistono, e sono in grado di mettersi in relazione per emergenze “minori” come abbiamo visto nel caso delle stenelle di questi giorni. Ma manca ancora il legante a livello centrale.

Auguriamoci prima di tutto che la moria delle stenelle sia finita qui. Ma auguriamoci anche che, per una volta che abbiamo la possibilità di non affidarci allo Stellone per cavarci dai pasticci come facciamo di solito, riusciremo ad approfittarne.

fonte:ilfattoquotidiano.it

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